27/10/09

27 Ottobre mailbombing su componenti Commissione Affari Costituzionali del Senato

Campagna nazionale "Salva l’Acqua"

27 Ottobre mailbombing su componenti Commissione Affari Costituzionali del Senato

Il decreto legge 135/09 sarà votato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato il 28 Ottobre e successivamente approderà in aula al Senato il 3 Novembre.
Tale provvedimento se convertito in legge sottrarrà ai cittadini ed alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.
Noi pensiamo che sia un epilogo da scongiurare, sia per un concetto inviolabile che annovera l’acqua come un diritto universale e non come merce, ma anche per le ripercussioni disastrose che una privatizzazione potrebbe generare sui cittadini in funzione della crescita delle tariffe.
Pertanto, alla luce di quanto sopra e in previsione della discussione in sede referente presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato di tale provvedimento, è necessario attuare un mailbombing sui componenti della Commissione, al fine di mettere un po’ di pressione richiedendo che le nostre richieste siano sostenute nel dibattito.

Affinchè sortisca effetto, è importante che l’invio delle mail sia realizzato contemporaneamente dal maggior numero di persone possibili, pertanto

concentriamoci tutti sulla giornata di martedì 27 Ottobre


Di seguito l’elenco degli indirizzi e-mail dei Senatori della Commissione Affari Costituzionali del Senato ed il testo da inviare loro.


Elenco e-mail:

vizzini_c@posta.senato.it, carlovizzini@carlovizzini.it, benedettivalentini_d@posta.senato.it, incostante_m@posta.senato.it, adamo_m@posta.senato.it, bodega_l@posta.senato.it, bastico_m@posta.senato.it, battaglia_a@posta.senato.it, belisario_f@posta.senato.it, bianco_v@posta.senato.it, boscetto_g@posta.senato.it, ceccanti_s@posta.senato.it, cossiga_f@posta.senato.it, desena_l@posta.senato.it, fazzone_c@posta.senato.it, lauro_r@posta.senato.it, malan_l@posta.senato.it,
marino_m@posta.senato.it, nespoli_v@posta.senato.it, pardi_f@posta.senato.it, pastore_a@posta.senato.it, pistorio_g@posta.senato.it, procacci_g@posta.senato.it, saltamartini_f@posta.senato.it, sanna_f@posta.senato.it, saro_g@posta.senato.it, sarro_c@posta.senato.it, vitali_w@posta.senato.it

Testo della mail da inviare:


Ai/alle Senatori/Senatrici della Commissione Affari Costituzionali del Senato

Oggetto: esame del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee


Gentile Senatore/Senatrice,

ci permettiamo di scriverLe come aderenti al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, una rete associativa cui aderiscono più di settanta organizzazioni nazionali e più di mille comitati territoriali, accomunati dalla consapevolezza dell’importanza dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, dalla necessità di una sua salvaguardia per l’ambiente e per le future generazioni, dalla determinazione per una gestione pubblica e partecipativa dei servizi idrici. A tal proposito, Le ricordiamo che il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha deposito nel luglio 2007, una legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua supportata da 406.626 firme di cittadini.

Il recente Art. 15 del D.L. 135 - che ha modificato l’Art. 23bis L. 133/08 - muove passi decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici locali, prevedendo l’obbligo di affidare la gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%.
Tale provvedimento se convertito in legge sottrarrà ai cittadini ed alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.

Noi pensiamo che sia un epilogo da scongiurare, sia per un concetto inviolabile che annovera l’acqua come un diritto universale e non come merce, ma anche per le ripercussioni disastrose che una privatizzazione potrebbe generare sui cittadini in funzione della crescita delle tariffe.

Pertanto, alla luce di quanto sopra e in previsione della discussione in sede referente presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato di tale provvedimento,

Le chiediamo

- di esprimersi per il ritiro delle nuove norme che privatizzano l’acqua;

- di sostenere gli emendamenti finalizzati ad escludere il servizio idrico dai servizi pubblici locali di rilevanza economica;

- di sostenere, nel corso del dibattito parlamentare, le proposte avanzate dal Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua (www.acquabenecomune.org).

Siamo certi dell’attenzione con cui vorrà considerare la presente richiesta e restiamo in attesa, anche tramite la Segreteria Operativa del Forum dei Movimenti per l’Acqua di conoscere le Sue decisioni.

Cogliamo l’occasione per porgerLe i più cordiali auguri di buon lavoro.

......................................................................................................
(Firma del Comitato, Associazione o firma del singolo cittadino)
aderente al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Per riscontro e contatti:
Segreteria Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel./Fax. 06/68136225 Lun.-Ven. 15:00-19:00
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org
Sito web: www.acquabenecomune.org


07/10/09

Adolfo Perez Esquivel - Dalla lotta contro le dittature alla salvaguardia del creato

Non c’è primo, secondo, terzo o quarto mondo, c’è un unico mondo, i diritti sono uguali per tutti. Dobbiamo combattere le ingiustizie e le dittature usando gli strumenti della nonviolenza e le istanze giuridiche internazionali. Ma il nostro impegno oggi si deve allargare anche alla difesa di tutto il Creato. Questo in estrema sintesi il messaggio lanciato a Trento dal premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel, che ha parlato ieri in una sala Depero gremita di pubblico. "Sulle rotte del mondo", quest'anno alla sua prima edizione, si sta confermando - anche grazie all'apprezzamento che i trentini riservano a tutti gli eventi pubblici della manifestazione - un vero e proprio "festival della solidarietà", con tante voci che si incrociano e dialogano in libertà, a partire naturalmente da quelle dei missionari.

Visita il sito: www.missionetrentino.it


30/09/09

Cargo Zanoobia: quei fusti griffati sulla nave dei veleni

di Andrea Palladino - Genova
È buia la stiva della motonave da cargo Zanoobia, ottantuno metri di lunghezza e la bandiera siriana sul pennone. Una oscurità che diventa improvvisamente pesante, insopportabile, quando i portuali entrano per verificare il carico. Il respiro viene a mancare, e la poca luce che scende in coperta appena illumina le pareti rigate dai liquidi fuoriusciti dai bidoni di ferro, accatastati su tre livelli, legati con corde. Migliaia di fusti, più di duemila tonnellate di scorie velenose, mortali, che hanno girato il mondo per un anno e mezzo. Approdate alla fine - il sette maggio del 1988 - a Genova, in quell'Italia che li aveva spediti per farli sparire verso le mete del neocolonialismo dei rifiuti pericolosi. Zanoobia è uno dei tanti nomi scritti nelle storie delle decine di navi dei veleni che hanno trasportato, grazie ad una rete criminale di mediatori, faccendieri e trafficanti, le scorie del nostro sistema industriale. Un viaggio tortuoso e silenzioso, partito da Massa Carrara un anno e mezzo prima, per approdare di nuovo in Italia dopo aver attraversato il canale di Suez, tre continenti, un oceano ed infine il Mediterraneo.
Su quei fusti riportati in Italia della Zanoobia è disegnata una mappa agghiacciante. Nomi noti, marchi che valgono miliardi, produttori della nostra chimica quotidiana. Non fabbriche semi clandestine del casertano o laboratori, ma il gotha dell'industria europea. Ogni fusto ha un'etichetta, un nome di un produttore. Quasi sempre ha anche un indirizzo di provenienza, rimasto intatto dopo il viaggio alla ricerca di un posto dove scaricare. Una mappa di provenienza delle scorie - mandate agli organizzatori dei viaggi dei veleni - che a distanza di anni riappare dalle carte processuali.
La fonte è assolutamente ufficiale. Dopo lo sbarco della nave il Tribunale di Genova chiese di effettuare una perizia sui 10.500 fusti stoccati nella stiva della Zanoobia. Incaricato del compito fu Sergio Mattarelli, che elencò le 140 aziende europee e statunitensi con i nomi stampati sulle etichette. Un documento finito poi in un processo civile - il cui appello è oggi ancora in discussione - dell'avvocatura dello stato contro i produttori delle sostanze ritrovate sulla nave. Le aziende rappresentano una buona fetta del Pil italiano: si va dalla Pirelli alla tristemente nota Acna di Cengio, dalla Farmoplant alla Enichem, solo per citare i nomi più noti. Ma i rifiuti non erano solo italiani, confermando il sospetto che la rete di smaltimento illegale coinvolgesse l'intera Europa. Nelle etichette erano ben visibili i nomi di industrie tedesche (come la Basf), olandesi (la Delfzijl Polymer), belghe (la Dow corning) e inglesi (la Ici). Un posto di rilievo lo avevano alcune aziende multinazionali Usa, come la Monsanto ed altre fabbriche della costa est. In totale l'elenco stilato a Genova dal perito del Tribunale è composto da 140 nomi.
Non tutte le aziende, però, sono finite nell'atto di citazione preparato dall'avvocatura dello Stato, per conto della Protezione civile che gestì l'emergenza all'epoca, nel maggio del 1995, ovvero sette anni dopo lo sbarco della Zanoobia. Il documento - che ha dato origine ad una serie di processi civili davanti alla I sezione del Tribunale di Milano - chiedeva ai produttori delle sostanze di rimborsare i 16 miliardi di lire spesi per lo smaltimento dei rifiuti tossici sbarcati dalla Zanoobia. Delle 140 aziende nominate nella perizia nell'atto di citazione vengono chiamate in giudizio trentotto ditte. Una parte dell'originario elenco era stato depennato perché le etichette si riferivano ad aziende venezuelane che avevano semplicemente fornito i contenitori per reinfustare parte dei rifiuti sbarcati a Puerto Cabello, durante il lungo e complicato viaggio della Zanoobia. Ma alcuni nomi - soprattutto di aziende non italiane - sono semplicemente spariti. Le vie del diritto civile sono, come è noto, spesso oscure ai più. Nulla di fatto dal punto di vista penale, perché nessuno è stato processato. La corte di appello di Genova il proscioglimento per prescrizione dei reati ambientali. E nessun magistrato, d'altra parte, ha contestato i reati più gravi che potevano bloccare i termini per l'estinzione del procedimento, nonostante le tantissime denunce presentate tra il 1987 e il 1988 sulla vicenda.
Esisteva, dunque, quella via clandestina dei rifiuti industriali, denunciata con vigore dalle associazioni ambientaliste. Per la vicenda Zanoobia i mediatori sono aziende ben conosciute nel settore. Il principale broker - citato in giudizio civile con le aziende produttrici - è la Jelly Wax di Renato Comerio, la stessa azienda che sempre tra il 1987 e il 1988 organizzò l'esportazione di altri rifiuti tossici verso il Libano. C'è poi la Ambrosini di Genova, che aveva fornito i contatti per il primo approdo del carico dei 10.500 fusti arrivati a Genova, partiti da Massa Carrara nel febbraio 1987 con la motonave Lynx. Ambrosini aveva garantito uno smaltimento «a norma» a Gibuti, nel corno d'Africa, non lontano dalla zona di Bosaso dove Ilaria Alpi aveva cercato notizie su altre navi - ma su traffici simili - nel 1994. Aziende protagoniste della stagione delle navi dei veleni, mai condannate, con processi che si sono persi nei tempi della prescrizione.
Le uniche tracce processuali rimaste - che però definiscono con chiarezza la catena delle responsabilità - sono chiuse nel lunghissimo processo civile, arrivato a sentenza di primo grado nel 2006. «Risulta che la Jelly Wax ha ricevuto, tra la fine del 1986 e l'inizio del 1987 - scrivono i giudici della prima sezione civile di Milano - rifiuti speciali o tossico nocivi da diverse aziende italiane». È l'inizio di un lungo viaggio, il cui racconto spiega il funzionamento della rete internazionale dei broker di rifiuti. Un viaggio che vale la pena oggi ripercorrere a ritroso.
(1 - continua)
di Guglielmo Ragozzino
Archeologia chimica
Nella stiva della Zanoobia, nell'inverno di 22 anni fa, c'era di tutto, in fatto di veleni. C'erano resti della lavorazione dei farmaci, delle concerie, delle fabbriche di colori, di ogni specialità chimica. Se il carico fosse recuperato, uno studioso del futuro potrebbe ricostruire le caratteristiche dell'industria mondiale in un passaggio del XX secolo. Si dice che gli archeologi, per conoscere un'epoca lontana, ne studino i resti, in altre parole i rifiuti. La gestione comune dei rifiuti pericolosi e la evidente abitudine di non trattarli secondo scienza e coscienza, ma di disfarsene senza criterio, spingerebbe lo studioso in questione a farsi una certa idea della moralità diffusa nel capitalismo industriale di fine millennio.
Siccome il disgusto morale sarà, anche allora, una perdita di tempo, il nostro discendente passerà oltre. Vedrà molti fusti, migliaia, e poi carte, nomi. I nomi non gli diranno molto. Si immaginerà una lunga serie di uomini e di donne al lavoro, poi espulsi, con seri problemi di salute, con vite brevi.
Già oggi, quando il secolo nuovo è appena cominciato, Montedison, Montedipe, Farmitalia, Acna, Farmoplant, Enichem, non esistono più. È una chimica inghiottita in qualche vortice dello spazio-tempo finanziario, lasciando dietro di sé un'archeologia industriale di capannoni abbandonati e l'inquinamento senza fine delle terre e delle acque. Qualche nome legato ai farmaci esiste ancora: Ciba, Sandoz, Geigy, Upjohn, Wellcome, Rohm & Saas. Poi sopravvivono Bayer, Basf, Hoecht, la triade della Farben Fabriken denazificata dagli alleati alla fine della guerra; e ancora Monsanto, quella degli Ogm, e Dupont: in tutto, tra grandi nomi e piccoli nomi - quasi sconosciuti questi ultimi allo studioso - nella stiva sono stati individuati 152 nomi di altrettante imprese industriali o affini.
Le sedi italiane di cotante imprese, raggiunte dal collettore di rifiuti, erano sparse in molte regioni d'Italia, soprattutto nell'operoso nord-est. Il prezzo che si pagava allora è di difficile calcolo, anche perché i documenti sono un po' «bugiardini». Qualcuno ha parlato di 500 dollari per tonnellata. In quell'epoca i controlli erano davvero scarsi, in particolare in Italia; e la facilità di smaltire da qualche parte rifiuti, pericolosi e indifferenziati, teneva i prezzi bassi. Con qualche legge più sensata, qualche multa, qualche guardia in più, il prezzo sarà poi volato alle stelle, tanto da interessare le potenti strutture industriali della malavita.
[fonte: "il manifesto"
martedì 29 settembre 2009]

27/09/09

Reportage dal raduno padano di Venezia - Venezia invasa

Sono tornati, come ogni anno. Riva dei Sette Martiri e l’adiacente via Garibaldi (una toponomastica che la dice lunga sull’identità veneziana) invasi dal popolo xenofobo della Lega (loro dicono in ottantamila. la questura trentamila, ma se vi fidate di uno che questi luoghi li conosce bene, non arrivavano a diecimila, a meno che la stragrande maggioranza non fosse in gita in giro per la città e non nel luogo convenuto). Sono arrivati urlando “padania libera” (minuscola, la p, scrivo io, da sempre, dato che la padania non esiste), perché il federalismo non gli basta più. Razzisti più che mai, arroganti più che mai, volgari più che mai e adesso pure violenti, perché a qualche centinaio di metri da lì, in Calle degli Specchieri, in un locale gestito da una famiglia egiziana, un cameriere veniva bastonato a sangue perché “sporco albanese” da otto razzisti con la camicia verde della Lega che, non contenti, devastavano poi il locale. Ovviamente il capogruppo in comune, Mazzonetto, ci metteva un nanosecondo a dire che si trattava di infiltrati, mentre là, dal palco, i proclami contro chi “non è dei nostri” erano l’unico tema vero di cui si parlava, ripetuto da tutti e con toni inequivocabili. Non solo: farneticazioni terribili contro “l’islamizzazione delle nostre terre”, e allora ecco il ministro Zaia (che molti qui vorrebbero candidato a governare il Veneto, altri invece preferirebbero il sindaco di Verona Tosi), eccolo proclamare che il crocifisso deve stare in ogni classe, nei municipi, perché la Lega porta avanti i valori cristiani, sottolinea, certo, non fosse che la bestemmia ricorrente pare essere l’unica maniera di comunicazione del popolo padano, pronunciata però in perfetto dialetto veneto e lombardo, ché nelle scuole quello bisogna insegnare, dicono dal palco. Il dialetto, non la bestemmia. Vengono i brividi a sentirli parlare. E anche a leggere i giornali locali, dove c’è il ritratto del Veneto di oggi, che mette in prima pagina il raduno leghista e, di spalla, la sua diretta conseguenza: un operaio di Portogruaro vittima di un incidente sul lavoro, in cura al Centro Ustionati di Padova, aggredisce l’infermiera congolese che lo sta medicando perché è “negra”. Il solerte giornalista, dopo aver definito folle e indecente il gesto, sente poi il dovere di chiosare che l’infermiera è “tra l’altro molto valida”. Tra l’altro cosa? In altra pagina, il presidente della Provincia di Treviso, leghista, bolla come sanguisughe i lavoratori del sud residenti dalle nostre parti. Eccolo il Veneto di oggi. E qui, su questo palco, da questa “festa dei popoli padani”, partono gli slogan che poi faranno proseliti, che intaccheranno nel profondo gli animi dei veneti. Sono i presidenti delle province a essere i più agguerriti. Francesca Zaccariotto, presidente della provincia di Venezia, nonché sindaco di Sandonà, una che appena insediata ha visto bene di aumentare lo stipendio a se stessa e ai suoi assessori, dice che “per la prima volta ho fatto questo tratto di strada con sicurezza, perché c’eravate voi e non gli extracomunitari abusivi”, contro i quali proprio lei ha mandato la polizia provinciale e chiesto – e ottenuto – l’intervento dell’esercito. Chiude raccontando come ha fatto a conquistare Ca’ Corner. Narra in modo maldestro una sorta di fiaba di Calimero, dove la provincia era solo sporca del rosso dei comunisti e andava ripulita di verde.
Al bar arriva Miss Camicia Verde 2009 (così recita la fascia trasversale che indossa) e le camicie verdi si mettono in coda per farsi fotografare. È mulatta, guarda caso. Scelta per dimostrare che “noi non siamo razzisti”, ma svelando invece un doppio razzismo. Se l’extracomunitaria è giovane e bella , allora evviva. È il velinismo leghista, questo, se possibile ancora più becero di quello di Papi. Dal palco, nel frattempo, una voce si lamenta dei clandestini: “Dicono che noi siamo cattivi. Ma noi siamo riusciti a respingerli e pochi sono finiti in fondo al mare”. Dice proprio così, finiti in fondo al mare, come se si trattasse di scatole. No, non sono cattivi, loro. Di fronte al palco, come ogni anno, la signora Lucia Massarotto ha appeso alla sua finestra il tricolore. A metà mattina, cercano di oscurarlo con uno striscione della Lega di Gallarate, con su scritto un nient’affatto xenofobo “no alla moschea”. Ce ne sono altri, però, di tricolori, più indietro, ad accogliere il popolo padano, lungo Riva degli Schiavoni, militanti di un partito del governo italiano con addosso magliette con su scritto “padania is not Italy”. Che ne penserà Fini? È lui infatti un altro dei bersagli di oggi. Lui che “osa parlare di diritti agli immigrati”.
Arriva Bossi, il capo, il grande capo, come lo chiamano loro, a dimostrazione di come la Lega sia lontana dall’essere un partito dalla struttura democratica. Dicono ci sia stato un boato ad accoglierlo. Ma così come i trentamila, io il boato non lo sento. Ma sono di parte, potrebbero dire. Non di questa, di sicuro. Ma, da dove mi trovo, non sento nemmeno la flebile voce del capo. Mi avvicino al palco. Sta per dare la parola a quello che è e resterà per sempre il suo delfino o, se volete, il suo braccio armato (vedi ronde e tutto il resto). Nel farlo ci tiene a sottolineare che “Maroni l’ho allevato io”. E racconta di quando da giovani andavano a imbrattare i muri dei loro slogan, già allora colmi d’odio. Dopo l’amarcord, il ministro degli interni italiano esordisce urlando: “Padania libera!”. Sì, è proprio questo il vero messaggio politico di oggi. Alla Lega non basta più il federalismo. Ora vuole la secessione, e la vuole sul serio, “con le buone o con le cattive”, dirà Bossi, che tanto – parole testuali – “nemmeno la galera ci fa più paura”. Sono i loro slogan, a far paura. E Venezia dovrà respingerli con forza, nei prossimi mesi, per non ritrovarli padroni del municipio. Per non lasciare che Riva dei Sette Martiri si trasformi in una delirante Riva dei popoli padani.

16/09/09

Questo lunedi partecipa alla grande Chiamata al Risveglio Globale

Cari Amici,

Questo lunedi partecipa alla grande Chiamata al Risveglio Globale – negli oltre 1000 eventi che si terranno in 88 paesi, riuniamoci per qualche minuto in luoghi pubblici in tutto il mondo per fare pressione sui leader mondiali perché rimettano le negoziazioni sul clima sulla giusta strada! Dai uno sguardo alla nostra mappa del mondo e alla lista degli eventi per trovare un evento nella tua area, e poi firma per partecipare a questa straordinaria giornata d’azione:

I membri di Avaaz hanno registrato un incredibile numero di eventi: 1000 eventi in 88 paesi per la straordinaria chiamata al risveglio globale sul clima del prossimo lunedi!!

Un migliaio di eventi è un risultato impressionante, ma se centinaia di migliaia di noi vi prenderanno parte il 21 settembre – inonderemo i leader mondiali in riunione a New York il giorno dopo con un numero storico di messaggi provenienti dalla società civile, giusto in tempo per ravvivare i loro discorsi pericolosamente languenti sul clima. Clicca qui per accettare l’invito.

La maggior parte sono eventi "flash" molto brevi – che richiedono solo 5 minuti durante la pausa pranzo o tornando a casa dal lavoro. Sono divertenti, politicamente incisivi, e danno l’opportunità di incontrare altre straordinarie persone di Avaaz di tutte le età e percorsi di vita. Non c’è bisogno di nessuna preparazione – basta arrivare e portare qualche amico! Il pianeta ha bisogno di noi, uniamoci per salvarlo -- clicca qui in basso per trovare un evento nella tua area:

http://www.avaaz.org/it/tcktcktck_map

I leader mondiali e i media sono già attenti a ciò che faremo il 21 settembre. E la stampa sta riportando che le urgenti negoziazioni su un accordo globale per fermare la catastrofe climatica sono trascurate - la verità è che i nostri leader non stanno prendendo le decisioni serie che sono necessarie – sembra che sentano più pressione dalle imprese petrolifere e del carbone che dalla gente comune che è invece preoccupata di invertire la crisi climatica e dare il via a una nuova economia verde. il 21 settembre è il momento per innescare tutti questi cambiamenti.

Gli eventi saranno semplici e divertenti. Basta cercare altre persone che tengano sollevati cellulari i cui allarmi squillano all’ora giusta, convergere gli uni verso gli altri, fare una foto e una telefonata di sveglia ai nostri governanti. Le foto saranno raccolte e mostrate in televisione e ai leader mondiali per dimostrare la forza della nostra richiesta e le telefonate inonderanno gli uffici dei nostri governanti direttamente.

Non tutti gli eventi sono uguali – molti eventi di Chiamata al Risveglio sono entusiasmanti per la loro varietà -- monaci reciteranno preghiere, chiese suoneranno le campane, alcuni proietteranno il nuovo film sul clima "L’Era dello Stupido". Clicca qui in basso per trovare un evento nella tua area, rispondi per accettare l’invito e passa parola ad un amico:

http://www.avaaz.org/it/tcktcktck_map

La nostra richiesta ai leader mondiali è che firmino un trattato globale equo, ambizioso e vincolante che fermi la catastrofe climatica. La settimana prossima è l’ultima riunione dei leader mondiali sul clima! Dal momento che le loro negoziazioni si sono mostrate finora inadeguate , dipende davvero da noi. Sorprendiamoli.

Ci vediamo il 21,

Paul, Iain, Graziela, Ricken, Alice J, Ben, Milena, Brett, Taren, Pascal, Paula, Benji, Alice W, Luis, Raluca, Milena, Veronique, Chris, Margaret, Julius, e tutto il team di Aaaz

PS La Chiamata al Risveglio Globale è una giornata d’azione aperta e creativa che dipende dall’energia e dall’ingegno di tutti noi -- e quindi lo è anche ognuno dei nostri eventi. Se pensi di poter coinvolgere un leader, un personaggio pubblico o un’organizzazione ben noti; se hai a disposizione un teatro o un gruppo di danza o di arte che potrebbe fare un’esibizione vistosa in uno spazio pubblico; se puoi chiedere alla chiesa o ad un’altra istituzione di cui fai parte di suonare le campane o se vuoi invitare qualche collega a partecipare con te ad un flashmob di sveglia a o vicino al vostro posto di lavoro, o se vuoi dare un tuo contributo unico alla chiamata al risveglio in qualche altro modo che non possiamo neanche immaginare -- fai pure! Non aspettare la nostra autorizzazione -- basta che registri il tuo programma inviandocelo per email a open21@avaaz.org.

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