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17/06/10

VIOLENZA SESSUALE "LIEVE" AI MINORI: ECCO I NOMI DEI SENATORI FIRMATARI

Ricevo e inoltro (senza commenti che è meglio)


Si erano inventati un emendamento proprio carino.

Zitti zitti, nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l'emendamento 1.707, quello che introduceva il termine di "Violenza sessuale di lieve entità" nei confronti di minori.

Firmatari, alcuni senatori di Pdl e Lega che proponevano l'abolizione dell'obbligo di arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se - appunto - di "minore entità".

Senza peraltro specificare come si svolgesse, in pratica, una violenza sessuale "di lieve entità" nei confronti di un bambino.

Dopo la denuncia del Partito Democratico, nel Centrodestra c'è stato il fuggi-fuggi, il "ma non lo sapevo", il "non avevo capito", il "non pensavo che fosse proprio così" uniti all'inevitabile berlusconiano "ci avete frainteso".

Poi, finalmente, un deputato del Pd ha scoperto i firmatari dell'emendamento 1707.

Annotateli bene:

sen. Maurizio Gasparri (Pdl),
sen. Federico Bricolo (Lega Nord Padania),
sen. Gaetano Quagliariello (Pdl),
sen. Roberto Centaro (Pdl),
sen. Filippo Berselli (Pdl),
sen. Sandro Mazzatorta (Lega Nord Padania) e il
sen. Sergio Divina (Lega Nord Padania).

Per la cronaca, il sen. Bricolo era colui che proponeva il "carcere per chi rimuove un crocifisso da un edificio pubblico" (ma non per chi palpeggia o mette un dito dentro ad una bambina);

il sen. Berselli è colui che ha dichiarato "di essere stato iniziato al sesso da una prostituta" (e da qui si capisce molto...);

il sen. Mazzatorta ha cercato di introdurre nel nostro ordinamento vari "emendamenti per impedire i matrimoni misti";

mentre il sen Divina è divenuto celebre per aver pubblicamente detto che "i trentini sono come cani ringhiosi e che capiscono solo la logica del bastone" (citazione di una frase di Mussolini).

...e ora votateli gente!

09/06/10

Il governo cancella l'assegno di assistenza per chi soffre della sindrome di Down

Apprendo dalle notizie stampa che il Governo intende alzare la soglia dell'handicap per cui è previsto il mantenimento dell'assegno di assistenza che dovrebbe passare così dal 74% all'85%.
Quasi tutti i 38mila down italiani hanno un handicap riconosciuto del 75%, e resteranno quindi tagliati fuori dal contributo.
Lo stato dovrebbe investire maggiormente nel Welfare invece che considerarlo la fonte dove continuamente togliere risorse.
Ancora una volta a pagare la crisi sono le persone più bisognose e meno abbienti: invece di tassare chi ha più disponibilità economica si continua a penalizzare chi fa difficoltà ad arrivare a fine del mese ( ed in numerosi casi si parla di difficoltà già alla terza settimana mensile).
Se desideriamo davvero superare la crisi le politiche economiche devono essere di ben altro spessore e toccare veramente i soggetti che possono sopportare agevolmente tassazioni e tagli adeguati.

LUCA MARSI

Email: lucamarsi@triestegiovane.it

Cell. 347 98.33.464

26/05/10

Scandalo "bavaglio"

Cari Amici di tutta Italia,

La coalizione guidata da Berlusconi sta vergognosamente tentando ancora una volta di far passare la cosiddetta "legge bavaglio", che limiterebbe terribilmente i poteri del nostro sistema giudiziario nella lotta alla corruzione e rafforzerebbe la cultura dell’impunità. Clicca qui per firmare e unisciti ad altre 300,000 voci a favore della democrazia e della libertà d’informazione.
E' scandaloso -- tra pochi giorni, il Parlamento potrebbe approvare una legge che renderebbe intoccabili il governo -- e tutti i politici-- da ogni indagine in materia di corruzione!

La coalizione guidata da Berlusconi sta tentando ancora una volta di far passare la cosidetta "legge bavaglio", che limiterebbe terribilmente i poteri del nostro sistema giudiziario nella lotta al crimine e alla corruzione e imporrebbe pene draconiane a editori e giornalisti che osassero documentare le responsabilità dei politici.

I Parlamentari sono sotto un'enorme pressione perchè appoggino il disegno di legge; dimostriamo loro che è in gioco la loro reputazione! Già 220.000 Italiani hanno richiesto al Senato di respingere la "legge bavaglio" e difendere la nostra democrazia -- cerchiamo di raggiungere le 300.000 firme questa settimana -- clicca qui per firmare, e poi inoltra questa email a tutti i tuoi contatti e noi consegneremo la petizione direttamente ai Parlamentari e attraverso i media:

http://www.avaaz.org/it/no_bavaglio/?vl

Ora che non sono più sui titoli dei giornali recenti scandali di tangenti, gli scandali sessuali e quello dello sfruttamento del terremoto dell'Aquila a fini di arricchimento personale, il governo Berlusconi sta tentando ancora una volta vergognosamente di riproporre misure per restringere il controllo giudiziario - come per esempio l'uso delle intercettazioni telefoniche - che erano già state respinte dal Parlamento 2 anni fa, e anche di intimidire editori e giornalisti.

In questi anni hanno cercato sistematicamente di consolidare il loro controllo sui media e l'opinione pubblica, di ottenere l'immunità giudiziaria per le alte cariche dello stato e di limitare il raggio d'azione delle leggi in materia di corruzione.

Se la "legge bavaglio" verrà approvata, non potremo più raccogliere prove necessarie nei processi per corruzione e un pilastro fondamentale della nostra democrazia verrà demolito. Firma la petizione, clicca qui in basso e inviamo questo messaggio a tutti i nostri amici e familiari:

http://www.avaaz.org/it/no_bavaglio/?vl

Siamo sempre più numerosi in tutta Italia -- giornalisti, avvocati, e comuni cittadini -- a dichiaraci pronti a difendere attivamente la nostra democrazia e le libertà sancite dalla nostra Costituzione. Uniamoci per sollevare le nostre voci per spingere le istituzioni a lavorare per il bene comune. Clicca qui in basso e inoltra questa email a tutti i tuoi contatti:

http://www.avaaz.org/it/no_bavaglio/?vl

Con speranza e determinazione,

Guido Scorza e il Team di Avaaz

Per ulteriori informazioni::

L’appello contro la "legge bavaglio" sulle intercettazioni; hanno già aderito quasi 220.000 persone, gruppi, sindacati e associazioni:
http://nobavaglio.adds.it/

La pagina su Facebook "Libertà è partecipazione" sulla quale è stato lanciato l'appello contro la legge bavaglio:
http://www.facebook.com/nobavaglio?v=wall

La Repubblica, articoli e info: La legge bavaglio:
http://www.repubblica.it/rubriche/la-legge-bavaglio/

In inglese:

The Guardian, "Silvio Berlusconi affronta una valanga di critiche sulla legge contro le intercettazioni":
http://www.guardian.co.uk/world/2010/may/21/silvio-berlusconi-telephone-bugging-law

Euronews, "Il dibattito sulle intercettazioni si accende in Italia":
http://www.euronews.net/2010/05/22/italian-wiretapping-row-heats-up/

CHI SIAMO
Avaaz.org è un'organizzazione no-profit e indipendente con 4,9 milioni di membri di tutto il mondo, che lavora con campagne di sensibilizzazione in modo che le opinioni e i valori dei popoli del mondo abbiano un impatto sulle decisioni globali. (Avaaz significa "voce" in molte lingue.) Avaaz non riceve fondi da governi o aziende ed è composta da un team internazionale di persone sparse tra Londra, Rio de Janeiro, New York, Parigi, Washington e Ginevra. +1 888 922 8229

Clicca qui per avere maggiori informazioni sulle nostre campagne.

Non dimenticare di andare a vedere le nostre pagine: Facebook, Myspace e Bebo.

12/05/10

Bella Italia ...

L'Italia che cambia, esempio mondiale d'onestà e correttezza e rispetto per i lavoratori ed immigrati, dove i politici e parlamentari e scassacazzi vari si riducono gli stipendi, che ora, a seconda delle cariche, vanno dai 1200 Euro ad un massimo di 8000 per le massime cariche; vendute 500.000 auto blu ai cinesi ad una media di 10.000 Euro caduna per un incasso complessivo di Euro 50.000.000.000! Gli aiutisti delle autoblu si riteovano ora molto più avantaggiati dei "normali" cassaintegrati/mobilitati/disoccupati, perchè con il pensionamento anticipato, possono comprarsi un pezzo di terra e qualche capra da allevare e sostenersi in vita sana in qualche terreno sequestrato alla mafia.
Annullati i progetti Tav e ponte sullo stretto e reinvestiti i denari per mettere in sicurezza i territori disastrati e deturpati come quelli della Calabria e Sicilia, purificati tutti i mari e spiagge dell'Italia dai rifiuti tossici, annullati i progetti nucleari ed investiti i denari in energia pulita ed ora come d'incanto, con questi nuovi progetti sono stati creati 3.000.000 nuovi posti di lavoro. Rallentati i tempi di produzione alimentare, ora sana con progetti di degressione puntati all'allevamento e coltivazione di prodotti biologici.
Nessuno paga più l'acqua, l'aria che respira è sana ed i nostri figli hanno l'istruzione garantita e gratuita.
I centri commerciali trasformati i centri di scambio merci equosolidali. Con la totale responsabilizzazione della popolazione si sono svuotate le carceri per far spazio a mafiosi ealtri delinquenti asociali incalliti che però saranno impiegati in campi di lavoro sociale per un'eventuale futura re-integrazione...
Ma allora l'Italia è diventata una società onesta e comunista?
No cazzo! era solo un altro dei miei sogni impossibili!
Peccato! stavo già meglio e più sereno, meglio tornare a dormire? No!
Raconterò a tutti questo mio sogno perchè credo sia possibile quando tutti si sveglieranno dal rincoglionimento autodistruttivo manovrato da chi ci governa, per sottometterci, per i propri porci comodi ...
Ma, scusate! il fascismo! non era fuori legge? (ma questo è un altro discorso)

12/03/10

Chi profitta della crisi

Aspettando il Grecale - di Galapagos

Ieri in Grecia, oggi in Italia: milioni di lavoratori stanno scendendo nelle piazze chiedendo una politica economica diversa che faccia pagare la crisi soprattutto a chi con la crisi si è arricchito tanto. Come ci ha fatto sapere ieri la rivista Forbes (edita dal miliardario Steve Forbes) lo scorso anno i miliardari (con patrimonio superiore al miliardo) sono aumentati di oltre il 20%: da 793 a 1001. E tutti insieme posseggono una fortuna di 3.600 miliardi (quasi il doppio del PIL italiano) il 30% in più dell'anno precedente: Per loro la crisi è stata una benedizione.
Ma come è possibile arricchirsi in un anno di crisi nel quale il Pil mondiale è diminuito di quasi il 4%?
Semplice: facendola pagare ai lavoratori, riducendo ulteriormente la loro quota nella distribuzione dei redditi. Al tempo stesso proteggendo le enormi ricchezze depositate nelle banche, evitando di far fallire le banche. E stiamo parlando di "sussidi" per migliaia di dollari. Il tutto in base al principio che il capitale finanziario non può essere fatto fallire perché tutto il sistema economico gli crollerebbe dietro. Forse. Ma il risultato è evidente: decine di milioni di lavoratorihanno perso il posto di lavoro e il tasso di disoccupazione sfiora il 10%: Senza contare, come sostengono le Nazioni Unite, che il livello di povertà sta costringendo alla fame centinaia di milioni di persone. Nei paesi "arretrati", ma anche nel cuore dell'impero. E la crisi morde in profondità senza differenze nei paesi nei quali la flessibilità era massima (Stati Uniti e Spagna, tanto per fare un paio di esempi) e dove le garanzie per i lavoratori "erano" un pò più serie. Come in Italia. Erano, perché ora anche in Italia il lavoratore non ha più protezione: con l'abolizione di fatto dell'articolo "18" il capitale anche da noi ha ripreso il coltello dalla parte del manico, pronto a pugnalare.
La Cgil che oggi scende in piazza (in maniera un pò sfrangiata e dando l'impressione di aver indetto lo sciopero di 4 ore solo per problemi di rapporti interni) ha posto al primo punto proprio lo smantellamento dell'articolo 18. Purtroppolo fa tardivamente: la mobilitazione andava fatta prima che il parlamento approvasse il progetto degli ex (tanto ex) socialiti Brunetta e Sacconi. Lo sciopero è stato proclamato anche per la difesa della democrazia, del potere d'acquisto dei lavoratori e dei pensionati e per la creazione di posti di lavoro. Il governo che due anni fa aveva lanciato l'elemosina della social card, ieri ha fatto di peggio: ha stanziato 300 milioni di euro per incentivare la ripresa dei consumi. Ogni italiano in media potrà ricevere 5 euro, ogni famiglia 15. Statistiche "false", ma che assumono significato quando si scopre che gli incentivi sono destinati anche per l'acquisto di motori per la nautica da diporto. Immaginiamo la fila di cassaintegrati Fiat o dei lavoratori Eutelia o dei piccoli imprenditori che fanno a pugni per gli incentivi!
Ma non è finita: ieri la Bce ci ha detto che la ripresa è lenta e la creazione di nuovi posti di lavoro è rinviata al fututo. Poi ha lanciato un avvertimento ai governi: preparatevi a un "exit Strategy", cioè a ridurre i deficit di bilancio provocati dalla crisi. Visto che il 90% degli aiuti è finito in mani ricche, l'avvertimento potrebbe sembrare buono. ma non è così: quando gli "gnomi" di Francoforte parlano lo fanno a senso unico. Il loro modello sono i provvedimenti greci: il blocco delle pensioni, la riduzione dei salari. In più, privatizzazioni e flessibilità. Il dramma è che molti sono convinti che Menenio Agrippa col suo "apologo" avesse ragione e che un mondo diverso non è possibile: gli schiavi debbono rimanere schiavi e i padroni, padroni per sempre.

20/01/10

Silvio, quanto ci costi di Primo Di Nicola

Conti fuori controllo, 1.400 dipendenti di troppo, milioni buttati per gli show del Cavaliere, segretarie pagate come direttori. Ecco come Berlusconi ha trasformato la presidenza del Consiglio in una reggia

Una vera reggia, dove si moltiplicano dipendenti e sprechi. Con oltre un miliardo di euro l'anno bruciato per alimentare una burocrazia di corte che si allarga a dismisura e conta già 1.400 persone più del previsto. Mentre per allestire i set televisivi degli show del sovrano si spendono cinque milioni e si arriva a pagare 250 euro il noleggio di un computer per una sola giornata. E dove ci sono segretarie con la stessa qualifica e retribuzione dei grandi capi. Una follia, impossibile da immaginare nell'Italia normale dove aziende ed enti pubblici tagliano e licenziano a tutto spiano per fare quadrare i conti. Ma non alla presidenza del Consiglio dove il miracolo si ripete nei piani più alti della nomenklatura berlusconiana. Prendete Marinella Brambilla, storica segretaria del Cavaliere che da oltre vent'anni custodisce la sua agenda. E confrontate il suo curriculum con Manlio Strano, autore di saggi su riviste giuridiche e persino del regolamento interno del Consiglio dei ministri, appena nominato dal governo consigliere della Corte dei Conti. Manlio Strano, dopo una lunga trafila al servizio dello Stato, è diventato segretario generale di Palazzo Chigi lo scorso aprile. La sua qualifica? Dirigente generale di prima fascia, il top della carriera pubblica. E indovinate qual è la qualifica della fedelissima Brambilla? Anche lei direttore generale. E la Brambilla non è la sola miracolata. Come lei sono state graziosamente elevate al rango di superdirigenti generali anche Lina Coletta, segretaria di Gianni Letta; Maria Serena Ziliotto, che assiste il sottosegretario alle Politiche per la famiglia Carlo Giovanardi e Patrizia Rossi, che tiene invece l'agenda del sottosegretario allo Sport Rocco Crimi.

Quella delle qualifiche-facili non è la sola anomalia in cui ci si imbatte scandagliando la giungla della presidenza del Consiglio. Ci sono plotoni di alti funzionari senza incarichi operativi che passano il tempo conducendo improbabili studi, mentre si continua a imbarcare nuovi assunti con pingui stipendi e striminziti curriculum. Secondo i dati che "L'espresso" è riuscito a reperire, a palazzo Chigi lavorano ben 4.500 persone, oltre 1.400 in più di quelle previste nella pianta organica, a dimostrazione del fatto che quella dei dipendenti è ormai una spesa fuori controllo.

La corte dei miracoli La corsa dei costi di Palazzo Chigi sembra infatti ormai inarrestabile: 3 miliardi 621 milioni nel 2006; 4 miliardi 280 milioni nel 2007; ancora di più, 4 miliardi 294 milioni, nel 2008. Soldi che se ne vanno per mille rivoli e che finanziano le strutture che sono proliferate sotto il governo Berlusconi tra uffici di diretta collaborazione (23) e dipartimenti retti da sottosegretari e ministri senza portafoglio: i centri di spesa in bilancio sono ben 19. Degli oltre 4 miliardi, più del 70 per cento se ne va per le cosiddette "politiche attive" dei dipartimenti, a cominciare dalla Protezione civile che da sola nel 2008 ha divorato 2.132 milioni. Quello che resta viene inghiottito dal funzionamento dell'apparato, degno di una corte barocca. L'organizzazione di Palazzo Chigi è molto ramificata tra uffici di staff del presidente (consigliere diplomatico, militare, eccetera), quelli sottoposti al segretario generale che assicurano il funzionamento della macchina (bilancio, controllo, voli di Stato, gestione degli immobili) e i dipartimenti retti da sottosegretari e da ben dieci ministri. Senza contare la miriade di comitati e commissioni di cui in molti casi solo con grande sforzi si ravvisa la necessità. È per finanziare questo immenso apparato che le spese hanno toccato la cifra record del 2008, mentre nulla ancora si sa sul rendiconto 2009 che potrebbe segnare un nuovo primato.

Si va in scena Gli italiani conoscono benissimo quanto Berlusconi sia attento alla cura della propria immagine. Non a caso organizza le sue uscite cercando di sfruttarle al meglio a fini televisivi. Quello che i cittadini ignorano è quanto questo costi alle casse di Palazzo Chigi. Per cominciare, il Cavaliere ha reclutato all'interno di una propria struttura ("ufficio del presidente") due personaggi con il compito di curare i suoi "eventi": Mario Catalano, idolo dei cultori del porno soft per essere stato lo scenografo di "Colpo Grosso", il primo spettacolo tv davvero scollacciato degli anni '80, e Roberto Gasparotti, ex teleoperatore Fininvest, cerimoniere dalle maniere forti e dai precedenti poco rassicuranti che come responsabile dell'immagine del premier lo precede preparando il "set" e bonificandolo persino dalle presenze sgradite. Ebbene, Gasparotti ha avuto anche lui la superqualifica di dirigente generale. Mentre per esaudire le esigenze sceniche del premier sta contribuendo non poco a fare impennare le spese. Qualche perla tra le tante. Il 29 settembre, l'Aquila, consegna di qualche centinaio di appartamenti ai terremotati in contrada Bazzano. Per Berlusconi è previsto un rigido programma: arrivo alle 15.30, saluti e discorso, poi consegna delle chiavi a tre famiglie.

Il tutto, naturalmente, sotto l'occhio delle telecamere che lo seguono passo passo grazie a un set attrezzatissimo. Attrezzatissimo ma anche molto costoso. Stando ai preventivi della "D and di lighting & truck", di cui "L'espresso" è entrato in possesso, la fornitura comprende tra l'altro telecamere, maxischermi, impianti elettrici e di illuminazione, e persino «tre personal computer completi di pacchetto office» al costo di 1.500 euro, cioè 500 euro a computer. Uno pensa: computer acquistati. Macché: i 1.500 euro sono il costo del noleggio, ben 500 euro a pc per sole 48 ore. Una follia che contribuisce allo scandaloso costo finale dell'"operazione case": oltre 300 mila euro, cifra con la quale si potevano costruire altri sei di quegli appartamenti da 50 metri consegnati quel giorno ai terremotati. E quella abruzzese non è la sola prestazione da vertigine della "D and di". Da mettemettere in bilancio per il 2009 ci sono anche gli oltre 110 mila euro delle attrezzature noleggiate per la cena in onore del Keren Hayesold United Israel appeal (agenzia internazionale che raccoglie fondi per sostenere Israele) a Villa Madama il 3 novembre: 10 mila euro se ne sono andati solo per l'impianto audio di un gruppo musicale, 4 mila per una troupe appositamente attivata per «seguire il presidente durante l'evento» e altri 700 euro per una sola «telecamera fissa su cavalletto da posizionare fronte president». Come pure i costi per l'incontro organizzato sempre a palazzo Madama il 6 maggio con gli industriali de "L'Italia del fare": quella cena, solo di apparecchiature è costata oltre 60 mila euro. Secondo quanto risulta a "L'espresso", dal suo insediamento (maggio 2008) alla fine di ottobre, cioè in 17 mesi, la gestione berlusconiana di questi eventi mediatici è costata quasi 5 milioni di euro: un'enormità a confronto dei 150 mila spesi da Romano Prodi per fronteggiare le stesse esigenze nei 25 mesi del suo ultimo governo. Ma così vanno le cose alla presidenza nella cui gestione finanziaria nessuno riesce a mettere becco.

Miracolo in busta paga Il bilancio di Palazzo Chigi è infatti totalmente autonomo e viene alimentato dal ministero dell'Economia attraverso un apposito fondo. E da questo tesoretto pesca la presidenza per fare fronte anche ai costi dei dipendenti che continuano a crescere anno dopo anno: 202 milioni nel 2005, 229 l'anno successivo, 237 nel 2007, oltre 246 nel 2008. Le ragioni dell'escalation? L'inarrestabile lievitare degli organici che non conosce tregua. All'inizio erano previste 3.063 persone: 368 dirigenti e 2.695 impiegati. Oggi al lavoro ne risultano invece ben 4.542. Con una particolarità: il numero esorbitante dei "comandati", cioè il personale chiamato da altri ministeri o amministrazioni pubbliche, che ormai sono 1.600 unità. La ragione di questa esplosione sta nel fatto che la presidenza, da semplice organo di coordinamento dell'attività di governo si è trasformata in un contenitore di sottosegretariati e ministeri senza portafoglio che hanno comportato l'istituzione di dipartimenti e staff. Risultato? Non potendo nemmeno assumere per concorso per il blocco imposto dalla Finanziaria, la presidenza si è riempita di comandati- raccomandati la cui presenza in molti casi va avanti anche da più di un ventennio. Le professionalità rappresentate sono le più diverse: ci sono persino segretari comunali e un cantoniere reclutato dal Comune di Paliano (Frosinone). Per non parlare poi dei militari e degli agenti di ogni arma e grado: 370 in tutto secondo la presidenza, oltre 500 secondo altri dati avuti da "L'espresso". Quando si parla di potenziare la lotta al crimine, spesso i sindacati più combattivi chiedono il ritorno sulle strade di questi "comandati". Ma l'impresa è difficilissima: l'impiego a palazzo Chigi è infatti molto ambito. Merito dell'"accessorio" che compensa in busta paga la flessibilità degli orari e la reperibilità anche nei giorni festivi: per un funzionario di categoria A consente di aggiungere alla retribuzione media di 3.100 euro fino ad altri mille euro lordi. Così come appetibili sono anche gli stipendi dei dirigenti il cui top - incluse tutte le voci - arriva a riscuotere mediamente 180 mila euro lordi l'anno. Tra le eccezioni, il capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso (ma lui è anche sottosegretario) che arriva a 280 mila e il segretario generale Manlio Strano che grazie all'indennità del suo ruolo raggiunge i 297 mila euro lordi.

Questi i compensi più alti. Ma ottima è anche la retribuzione di Antonio Ragusa, ex generale dei carabinieri e dei servizi segreti, che dopo essere stato pensionato è stato riassunto dalla presidenza del Consiglio con un lauto contratto (184 mila euro lordi) come capo del dipartimento per le Risorse strumentali. Così come dalla pensione sono stati riesumati Carlo Sica, ex vicesegretario generale di Palazzo Chigi, titolare di una consulenza da 40 mila euro, e l'ex dirigente Giancarlo Bravi collocato invece alla struttura di missione sui 150 anni dell'Unità d'Italia (139 mila euro).

Così vanno le cose a Palazzo Chigi: molti dirigenti di ruolo non hanno nulla da fare, ma si continua a conferire incarichi agli estranei senza il minimo ritegno. Un andazzo che prevale non solo per i compiti dirigenziali. L'esempio viene proprio da Berlusconi. Il suo "ufficio del presidente", composto da 45 persone, ne ha oltre 20 assunte dall'esterno. A parte la Brambilla, Catalano e Gasparotti, nel conto ci sono pure i due segretari-deputati Sestino Giacomoni e Valentino Valentini (a Palazzo Chigi assicurano che a loro spetta solo un rimborso spese), per non parlare del fotografo personale Livio Anticoli, l'ex ministro Giuliano Urbani (18 mila euro) più una serie di personaggi sconosciuti le cui occupazioni potrebbero sicuramente essere svolte dal personale interno.

Missione continua Stessa musica negli uffici di Letta e di quasi tutti gli altri sottosegretari e ministri senza portafoglio che continuano a elargire incarichi e prebende sfruttando anche la miriade di comitati e commissioni (ne abbiamo contate oltre 60) di cui la presidenza è disseminata.

Una deriva di cui si è accorta anche la Corte dei Conti che, non potendo mettere becco sulla gestione del bilancio autonomo, una stangata alla presidenza l'ha comunque rifilata passando in rassegna le "strutture di missione", un altro sperpero di palazzo Chigi. Dovrebbero essere comitati di durata temporanea per affrontare eventi speciali. Ma ne esistono una trentina, nati in tempi lontanissimi e puntualmente riconfermati.

La struttura di supporto alla delegazione governativa per la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione è stata varata nel lontano 2002 dal governo Berlusconi, confermata da Prodi nel 2007 e riconfermata di nuovo dal Cavaliere nel 2008, per esempio. Al 2003 risale invece la nascita della struttura dedicata all'e-government, ancora oggi in vita, per non parlare dell'unità strategica per la comunicazione sull'attività del governo battezzata nel 2007 da Prodi (come dirigente generale c'è il giornalista Fabrizio Ravoni). E come giudicare la struttura per il rilancio dell'immagine dell'Italia, l'altra per cogliere le "opportunità delle Regioni in Europa" o quella che istituisce la segreteria tecnica dell'Unità per la semplificazione, un apparato nel quale lavorano 3 dirigenti, 4 impiegati, più 12 esperti assunti all'esterno con contratti di collaborazione? Conclusione della Corte: «Le strutture di missione non sempre presentano i requisiti peculiari dell'istituto, e cioè specialità delle funzioni e temporaneità ». Una politica dalle maniche larghe che fa la gioia dei tanti fortunati che continuano a sbarcare in presidenza con il massimo delle qualifiche.

Tutti generali Maurizio Bosatra per esempio solo poco anni fa conduceva la vita grama di tanti militanti leghisti. Nel 2003 forniva informazioni ai partecipanti dell'assemblea federale della Padania all'ex Palavobis di Milano: oggi lo ritroviamo invece nel cuore dello Stato come direttore generale del ministro Calderoli. Un miracolo toccato pure a Cristina Cappellini che nel 2007 stendeva ancora anonimi documenti per il comitato organizzativo del parlamentino del Nord. Lei, adesso, è addirittura capo del settore legislativo del ministero per le Riforme di Umberto Bossi. Nemmeno i giornalisti possono lamentarsi: quando sbarcano a Palazzo Chigi ottengono spesso il massimo dei gradi. Come Marco Antonio Ventura e Fabrizio De Feo, due penne del "Giornale", impiegati nell'ufficio stampa del portavoce Paolo Bonaiuti; oppure come Fabrizio Carcano, redattore della "Padania" e ora capoufficio stampa di Calderoli, o Raffaele Gorgoni, inviato del Tgr Puglia, approdato al ministero per gli affari regionali del conterraneo Raffaele Fitto. Anch'essi assunti come direttori generali.

Gradi a parte, la presidenza si rivela un approdo ambito anche per molti che non ti aspetti di trovare. Sempre negli uffici del sottosegretario Bonaiuti troviamo come consulenti i deputati Pdl Giorgio Lainati, Piero Testoni e Beatrice Lorenzin. E non solo loro: ci sono pure il giornalista Fabio Vazio, ex ufficio stampa di Fi, l'ex portavoce di Carlo Azeglio Ciampi Paolo Peluffo, che dopo essere sbarcato alla Corte dei Conti riscuote a palazzo Chigi altri 15 mila euro; e il generale della guardia di finanza Fabrizio Lisi (12 mila euro) comandante della scuola dell'Aquila.

Per grazia ricevuta Ma nella corsa all'elargizione degli incarichi che pesano sul bilancio di Palazzo Chigi, come quasi tutti i suoi colleghi ministri senza portafoglio, non si risparmia neanche l'ammazza-fannulloni Brunetta (tra i suoi consulenti i parlamentari Cinzia Bonfrisco, Maurizio Castro e l'ultras berlusconiano Giorgio Stracquadanio). Che ha inserito molti amici nei ranghi della presidenza. Come gli affiliati alla sua associazione Freefoundation. Se chiamate però al numero telefonico del think tank vi risponde il centralino dello studio del commercialista Canio Zampaglione che oltre ad essere presidente dell'associazione è anche presidente del collegio dei revisori dei conti dell'Agenzia per l'innovazione, guarda caso sottoposta all'autorità di Brunetta. Un altro amico Rodolfo Ridolfi, vicepresidente di Freefoundation, risulta invece consulente sempre da Brunetta (45 mila euro il suo compenso). Idem altri due membri come Davide Giacalone, nominato esperto a 40 mila euro, mentre Stefania Profili, che Brunetta aveva avuto come segretaria nella sede nazionale di Forza Italia, con la stessa mansione è stata nominata dirigente generale al ministero. E non è finita. Perché tra le file degli esperti di Brunetta, oltre all'ex ministro Gianni De Michelis (13 mila euro) c'è pure Secondo Amalfitano (26 mila euro), noto solo per essere stato sindaco di Ravello, località nella quale Brunetta ha preso casa.

Anche Mara Carfagna, ministro senza portafoglio alle Pari opportunità, si dà molto da fare per incrementare l'abbuffata degli incarichi. Lei recluta esperti e consulenti con occhio attento a tutti i fronti aperti. Alle giuste amicizie di partito, per cominciare. Ed ecco spuntare a capo dipartimento del suo ministero Isabella Rauti (165 mila euro), moglie del sindaco di Roma Gianni Alemanno. Ma anche al collegio elettorale campano: Antonio Mauro Russo, segretario organizzativo provinciale del Pdl di Salerno, città natale del ministro, ha una consulenza da 28 mila euro e il compito di curare i collegamenti con il territorio. Infine Federica Mondani reclutata (circa 20 mila euro) come adviser per le materie giuridiche ma, in quanto avvocato del Foro di Roma, messa al lavoro dal ministro per patrocinare alcune cause che gli stanno particolarmente a cuore contro Sabina Guzzanti e il quotidiano "la Repubblica". Altro caso da manuale, infine, quello del ministero del Turismo, regno di Maria Vittoria Brambilla. Giovanissima, Mvb aveva tentato la strada della tv nella trasmissione di Canale 5 "Misteri della notte". A tenerla a battesimo fu il curatore del programma Cesare Medail. Ma l'esordio si rivelò un fiasco. Girata la ruota della fortuna, la Brambilla non ha però dimenticato il suo mentore Medail, ingaggiato come esperto al Turismo (29 mila euro) dopo che lo aveva anche ripescato come direttore della "Tv delle libertà", fallimentare organo dei suoi omonimi circoli.

I quali confezionavano anche un "Giornale delle libertà", nel quale spiccava come consulente editoriale una vecchia gloria del giornalismo come Vittorio Bruno. Naufragati i circoli, la Brambilla ha ripescato anche lui con un compenso di 70 mila euro lordi. Una goccia nel mare magnum delle super spese della presidenza.

09/12/09

Un titolo azzeccato: paese di merda - (dal palco del nobday)

di Ascanio Celestini
L'INTERVENTO DAL PALCO
Un titolo azzeccato: paese di merda
Il leader della sinistra incontra il leader della destra per discutere di regole democratiche. Se davvero gliene importasse qualcosa le rispetterebbero e basta. Invece si incontrano per legittimarsi a vicenda, in un paese dove la politica è delegittimata. Il governo di destra ha fatto la riforma Biagi? e quello di sinistra invece di cambiarla come aveva dichiarato nel programma ha fatto il condono alle aziende che precarizzano il lavoro. Il governo di destra ha fatto le leggi ad personam? E quello di sinistra né le ha modificate né ha risolto il conflitto di interessi. Il governo di destra ha portato l'Italia in guerra? E quello di sinistra ha aumentato i finanziamenti all'eroica impresa militare alla faccia dei pacifisti. Da un governo all'altro non è cambiato nulla. Bene. Sono felice di vivere ancora in un paese di merda. Da dove deriva questa mia felicità? Mi presento: io sono un industriale di merda, produco merda, distribuisco merda, vendo merda all'ingrosso e al dettaglio.
Mi è bastato osservare quanta merda c'è nel mondo, esso è un elemento presente a ogni livello della nostra società: ci sono presone che vivono in quartieri di merda, abitazioni che lasciano la mattina per andare a fare lavori di merda alle dipendenze di padroni di merda. Per molti la vita stessa è una vita di merda e tutta questa merda è in balia degli eventi. Così io l'ho raccolta e ne ho fatto un prodotto tutelato. Oggi la merda ha un marchio e io sono il padrone. Forse avrete fatto caso che abbiamo già incominciato da tempo a sostituire numerosi oggetti, concetti, realtà con concetti, oggetti, realtà di merda. Vi ricordate come era la scuola qualche anno fa? Be', adesso è diventata una scuola di merda. Vi ricordate come erano gli ospedali? Oggi sono ospedali di merda. Io sono un industriale di merda, io produco merda, io distribuisco merda, vendo merda al dettaglio e all'ingrosso. La merda da me prodotta è ovunque. Tra pochissimo tempo sarà indispensabile come ora è il petrolio e come il petrolio io incomincerò a produrne sempre di meno e ad applicare restrizioni e controlli in maniera da far salire il prezzo: 50 dollari un barile di merda, 60, 70, 80, 100 dollari un barile di merda. Servirà sempre più merda per fare prodotti di merda, da trasportare su strade di merda, con automobili e camion e aeroplani di merda che producono un'aria di merda. Finanzieri e politici di merda gestiranno banche di merda e assicurazioni di merda, con i quali la gente perderà capitali e dignità. Il contribuente affogherà nei propri debiti, sarà con la merda fino al collo. E ciò, tutto ciò accadrà nel sofisticato silenzio della confusione mediatica. Ci sarà un momento che qualcuno dovrà fermarsi, ma non lo farà. Non lo faranno gli intellettuali che parlano un linguaggio di merda, né i giornalisti pagati dagli editori di merda per scrivere su giornali di merda. La merda sarà ovunque e sarà indispensabile per fare ogni cosa. Allora noi chiuderemo il rubinetto. Sarà complicato, perché la merda a differenza del petrolio è inesauribile e prodotta da tutti. Ovviamente la chiesa sarà al nostro fianco: una schiera di sacerdoti, stregoni, dai maggiori monoteismi ai più piccoli animismi e superstizioni di carattere etnico e regionale saranno con noi. Parleranno ai poveri, li convinceranno a usare cinture di stiticità, mutande blindate che occludono l'ano, li convinceranno a non cagare come li hanno convinti a non farsi le pippe. Diranno: chi caga diventa cieco. Col tempo la razza si evolverà e continueranno a cagare soltanto i ricchi. Chi continuerà a detenere il potere della defecazione diventerà la nuova aristocrazia, una classe che avrà nel proprio stesso corpo una zecca inesauribile. Produrrà capitale ogni mattina dopo il caffè e la sigaretta. Saranno i nuovi nobili e come nel passato si distingueranno per una decisa peculiarità naturale e organica. Una volta era il sangue blu, da quel momento sarà la merda. I poveri invece non avranno accesso a questo prezioso capitale, i poveri nasceranno senza culo. Ricordo una vecchia battuta, diceva: la vita è come la scaletta delle galline, corta corta e piena di merda. E allora vi annuncio che anche io ho fondato un nuovo partito e quella scaletta sarà la nostra bandiera, il nostro simbolo. Quelle galline cafone saranno il mio staff elettorale, la futura classe dirigente. Gioite, il futuro è una merda e lo stiamo costruendo per voi.

27/10/09

27 Ottobre mailbombing su componenti Commissione Affari Costituzionali del Senato

Campagna nazionale "Salva l’Acqua"

27 Ottobre mailbombing su componenti Commissione Affari Costituzionali del Senato

Il decreto legge 135/09 sarà votato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato il 28 Ottobre e successivamente approderà in aula al Senato il 3 Novembre.
Tale provvedimento se convertito in legge sottrarrà ai cittadini ed alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.
Noi pensiamo che sia un epilogo da scongiurare, sia per un concetto inviolabile che annovera l’acqua come un diritto universale e non come merce, ma anche per le ripercussioni disastrose che una privatizzazione potrebbe generare sui cittadini in funzione della crescita delle tariffe.
Pertanto, alla luce di quanto sopra e in previsione della discussione in sede referente presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato di tale provvedimento, è necessario attuare un mailbombing sui componenti della Commissione, al fine di mettere un po’ di pressione richiedendo che le nostre richieste siano sostenute nel dibattito.

Affinchè sortisca effetto, è importante che l’invio delle mail sia realizzato contemporaneamente dal maggior numero di persone possibili, pertanto

concentriamoci tutti sulla giornata di martedì 27 Ottobre


Di seguito l’elenco degli indirizzi e-mail dei Senatori della Commissione Affari Costituzionali del Senato ed il testo da inviare loro.


Elenco e-mail:

vizzini_c@posta.senato.it, carlovizzini@carlovizzini.it, benedettivalentini_d@posta.senato.it, incostante_m@posta.senato.it, adamo_m@posta.senato.it, bodega_l@posta.senato.it, bastico_m@posta.senato.it, battaglia_a@posta.senato.it, belisario_f@posta.senato.it, bianco_v@posta.senato.it, boscetto_g@posta.senato.it, ceccanti_s@posta.senato.it, cossiga_f@posta.senato.it, desena_l@posta.senato.it, fazzone_c@posta.senato.it, lauro_r@posta.senato.it, malan_l@posta.senato.it,
marino_m@posta.senato.it, nespoli_v@posta.senato.it, pardi_f@posta.senato.it, pastore_a@posta.senato.it, pistorio_g@posta.senato.it, procacci_g@posta.senato.it, saltamartini_f@posta.senato.it, sanna_f@posta.senato.it, saro_g@posta.senato.it, sarro_c@posta.senato.it, vitali_w@posta.senato.it

Testo della mail da inviare:


Ai/alle Senatori/Senatrici della Commissione Affari Costituzionali del Senato

Oggetto: esame del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee


Gentile Senatore/Senatrice,

ci permettiamo di scriverLe come aderenti al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, una rete associativa cui aderiscono più di settanta organizzazioni nazionali e più di mille comitati territoriali, accomunati dalla consapevolezza dell’importanza dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, dalla necessità di una sua salvaguardia per l’ambiente e per le future generazioni, dalla determinazione per una gestione pubblica e partecipativa dei servizi idrici. A tal proposito, Le ricordiamo che il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha deposito nel luglio 2007, una legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua supportata da 406.626 firme di cittadini.

Il recente Art. 15 del D.L. 135 - che ha modificato l’Art. 23bis L. 133/08 - muove passi decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici locali, prevedendo l’obbligo di affidare la gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%.
Tale provvedimento se convertito in legge sottrarrà ai cittadini ed alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.

Noi pensiamo che sia un epilogo da scongiurare, sia per un concetto inviolabile che annovera l’acqua come un diritto universale e non come merce, ma anche per le ripercussioni disastrose che una privatizzazione potrebbe generare sui cittadini in funzione della crescita delle tariffe.

Pertanto, alla luce di quanto sopra e in previsione della discussione in sede referente presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato di tale provvedimento,

Le chiediamo

- di esprimersi per il ritiro delle nuove norme che privatizzano l’acqua;

- di sostenere gli emendamenti finalizzati ad escludere il servizio idrico dai servizi pubblici locali di rilevanza economica;

- di sostenere, nel corso del dibattito parlamentare, le proposte avanzate dal Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua (www.acquabenecomune.org).

Siamo certi dell’attenzione con cui vorrà considerare la presente richiesta e restiamo in attesa, anche tramite la Segreteria Operativa del Forum dei Movimenti per l’Acqua di conoscere le Sue decisioni.

Cogliamo l’occasione per porgerLe i più cordiali auguri di buon lavoro.

......................................................................................................
(Firma del Comitato, Associazione o firma del singolo cittadino)
aderente al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Per riscontro e contatti:
Segreteria Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel./Fax. 06/68136225 Lun.-Ven. 15:00-19:00
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org
Sito web: www.acquabenecomune.org


27/09/09

Reportage dal raduno padano di Venezia - Venezia invasa

Sono tornati, come ogni anno. Riva dei Sette Martiri e l’adiacente via Garibaldi (una toponomastica che la dice lunga sull’identità veneziana) invasi dal popolo xenofobo della Lega (loro dicono in ottantamila. la questura trentamila, ma se vi fidate di uno che questi luoghi li conosce bene, non arrivavano a diecimila, a meno che la stragrande maggioranza non fosse in gita in giro per la città e non nel luogo convenuto). Sono arrivati urlando “padania libera” (minuscola, la p, scrivo io, da sempre, dato che la padania non esiste), perché il federalismo non gli basta più. Razzisti più che mai, arroganti più che mai, volgari più che mai e adesso pure violenti, perché a qualche centinaio di metri da lì, in Calle degli Specchieri, in un locale gestito da una famiglia egiziana, un cameriere veniva bastonato a sangue perché “sporco albanese” da otto razzisti con la camicia verde della Lega che, non contenti, devastavano poi il locale. Ovviamente il capogruppo in comune, Mazzonetto, ci metteva un nanosecondo a dire che si trattava di infiltrati, mentre là, dal palco, i proclami contro chi “non è dei nostri” erano l’unico tema vero di cui si parlava, ripetuto da tutti e con toni inequivocabili. Non solo: farneticazioni terribili contro “l’islamizzazione delle nostre terre”, e allora ecco il ministro Zaia (che molti qui vorrebbero candidato a governare il Veneto, altri invece preferirebbero il sindaco di Verona Tosi), eccolo proclamare che il crocifisso deve stare in ogni classe, nei municipi, perché la Lega porta avanti i valori cristiani, sottolinea, certo, non fosse che la bestemmia ricorrente pare essere l’unica maniera di comunicazione del popolo padano, pronunciata però in perfetto dialetto veneto e lombardo, ché nelle scuole quello bisogna insegnare, dicono dal palco. Il dialetto, non la bestemmia. Vengono i brividi a sentirli parlare. E anche a leggere i giornali locali, dove c’è il ritratto del Veneto di oggi, che mette in prima pagina il raduno leghista e, di spalla, la sua diretta conseguenza: un operaio di Portogruaro vittima di un incidente sul lavoro, in cura al Centro Ustionati di Padova, aggredisce l’infermiera congolese che lo sta medicando perché è “negra”. Il solerte giornalista, dopo aver definito folle e indecente il gesto, sente poi il dovere di chiosare che l’infermiera è “tra l’altro molto valida”. Tra l’altro cosa? In altra pagina, il presidente della Provincia di Treviso, leghista, bolla come sanguisughe i lavoratori del sud residenti dalle nostre parti. Eccolo il Veneto di oggi. E qui, su questo palco, da questa “festa dei popoli padani”, partono gli slogan che poi faranno proseliti, che intaccheranno nel profondo gli animi dei veneti. Sono i presidenti delle province a essere i più agguerriti. Francesca Zaccariotto, presidente della provincia di Venezia, nonché sindaco di Sandonà, una che appena insediata ha visto bene di aumentare lo stipendio a se stessa e ai suoi assessori, dice che “per la prima volta ho fatto questo tratto di strada con sicurezza, perché c’eravate voi e non gli extracomunitari abusivi”, contro i quali proprio lei ha mandato la polizia provinciale e chiesto – e ottenuto – l’intervento dell’esercito. Chiude raccontando come ha fatto a conquistare Ca’ Corner. Narra in modo maldestro una sorta di fiaba di Calimero, dove la provincia era solo sporca del rosso dei comunisti e andava ripulita di verde.
Al bar arriva Miss Camicia Verde 2009 (così recita la fascia trasversale che indossa) e le camicie verdi si mettono in coda per farsi fotografare. È mulatta, guarda caso. Scelta per dimostrare che “noi non siamo razzisti”, ma svelando invece un doppio razzismo. Se l’extracomunitaria è giovane e bella , allora evviva. È il velinismo leghista, questo, se possibile ancora più becero di quello di Papi. Dal palco, nel frattempo, una voce si lamenta dei clandestini: “Dicono che noi siamo cattivi. Ma noi siamo riusciti a respingerli e pochi sono finiti in fondo al mare”. Dice proprio così, finiti in fondo al mare, come se si trattasse di scatole. No, non sono cattivi, loro. Di fronte al palco, come ogni anno, la signora Lucia Massarotto ha appeso alla sua finestra il tricolore. A metà mattina, cercano di oscurarlo con uno striscione della Lega di Gallarate, con su scritto un nient’affatto xenofobo “no alla moschea”. Ce ne sono altri, però, di tricolori, più indietro, ad accogliere il popolo padano, lungo Riva degli Schiavoni, militanti di un partito del governo italiano con addosso magliette con su scritto “padania is not Italy”. Che ne penserà Fini? È lui infatti un altro dei bersagli di oggi. Lui che “osa parlare di diritti agli immigrati”.
Arriva Bossi, il capo, il grande capo, come lo chiamano loro, a dimostrazione di come la Lega sia lontana dall’essere un partito dalla struttura democratica. Dicono ci sia stato un boato ad accoglierlo. Ma così come i trentamila, io il boato non lo sento. Ma sono di parte, potrebbero dire. Non di questa, di sicuro. Ma, da dove mi trovo, non sento nemmeno la flebile voce del capo. Mi avvicino al palco. Sta per dare la parola a quello che è e resterà per sempre il suo delfino o, se volete, il suo braccio armato (vedi ronde e tutto il resto). Nel farlo ci tiene a sottolineare che “Maroni l’ho allevato io”. E racconta di quando da giovani andavano a imbrattare i muri dei loro slogan, già allora colmi d’odio. Dopo l’amarcord, il ministro degli interni italiano esordisce urlando: “Padania libera!”. Sì, è proprio questo il vero messaggio politico di oggi. Alla Lega non basta più il federalismo. Ora vuole la secessione, e la vuole sul serio, “con le buone o con le cattive”, dirà Bossi, che tanto – parole testuali – “nemmeno la galera ci fa più paura”. Sono i loro slogan, a far paura. E Venezia dovrà respingerli con forza, nei prossimi mesi, per non ritrovarli padroni del municipio. Per non lasciare che Riva dei Sette Martiri si trasformi in una delirante Riva dei popoli padani.

15/09/09

Berlusconi «arruola» Mike: «Mi incitava a continuare»

di Alessandro Braga - MILANO
Migliaia di persone a Milano per l'ultimo saluto
C'era la televisione ieri in piazza Duomo a Milano, ai funerali di Mike Bongiorno. Non poteva essere che così. Mike la tv non solo l'ha fatta, l'ha creata, costruita, plasmata, dagli anni del dopoguerra fino a ieri. Non fosse stato per l'infarto che lo ha ucciso martedì scorso, avrebbe fatto anche quella di oggi. E di domani. Allora la sua «figlioletta prediletta» non poteva mancare per l'ultimo saluto al suo «paparino».
C'erano le telecamere piazzate ovunque, pronte a riprendere ogni minima scena e proiettarla sul maxischermo allestito accanto al Duomo (e sotto lo schermo una maxipubblicità di Mediaset premium, sarà un caso?). C'erano il mondo dello spettacolo a salutare il suo decano. Il «nemico» Pippo Baudo, che si proclama allievo di Mike fin dagli esordi e ora «ultimo vecchio rimasto», che accompagna il «rivale» di sempre fuori dalla chiesa sulle sue spalle. Le autorità: il sindaco Letizia Moratti, il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà, il prefetto Gian valerio Lombardi. Ma soprattutto c'era piazza Duomo gremita di gente normale, qualunque, (la questura, una volta tanto, gonfia i numeri e parla di 15mila presenze) che è andata a salutare il «suo» Mike. Era il suo «popolo», che poi è il popolo della tv. Casalinghe, pensionati, uomini e donne dai capelli bianchi, molti dei quali hanno imparato l'italiano proprio da quell'americano che sorrideva loro dal piccolo schermo, in anni ormai remoti, quelli del bianco e nero. Ma anche giovani, che Mike se lo ricordano già a colori, accanto a Fiorello mentre pubblicizza questo o quel prodotto. Tutti lì ad applaudirlo. Pronti, non appena la telecamera zooma sul «pubblico», a fare «ciao ciao» con la manina, a prendersi il loro minuto di celebrità. Quello che Mike con le sue trasmissioni ha sempre regalato loro.
E c'era pure Berlusconi che, tanto per cambiare, ha cercato ancora una volta di rubare la scena «accaparrandosi», facendo suo, tutto l'arco della vita del presentatore, dagli anni della guerra all'ultimo periodo, dopo il loro «divorzio non consensuale». Ma anche questo non stupisce. Se Bongiorno è stato il «re delle televendite», il presidente del consiglio il mestiere dell'imbonitore lo sa fare ancora meglio. Non doveva parlare dopo la cerimonia. Gli unici interventi previsti erano quelli di Fabio Fazio, che ha parlato di una persona «capace di conquistarsi la stima degli italiani», e di Fiorello, che lo ha ricordato con «allegria», perché «era una persona a cui piaceva ridere». E allora lo show-man lo imita pure: «Hai visto che mi hanno dato il Duomo - dice con la voce di Mike - per Baudo mica l'avrebbero fatto eh! Allegria!». Anche Baudo, «l'acerrimo amico», lo ha omaggiato: «Nel nostro lavoro siamo tutti coristi, tu eri il solista». La cerimonia poteva finire qui. Invece no. Il premier prima si ritrae, fintamente timido, poi, con passo deciso, si avvicina al microfono. «Era un uomo buono, semplice, dispensatore di positività - dice - Per ricordarlo servono parole semplici». Lo definisce «un eroe della Resistenza, quel movimento che restituì all'Italia dignità e libertà», dice rubando (con che coraggio) le parole usate qualche giorno fa dal presidente della repubblica Napolitano. Poi la butta sul politico, e attacca il pippotto pro domo sua, portando Mike Bongiorno dalla sua parte anche post mortem: «A lui va il mio ringraziamento per come mi ha sostenuto nel mio servizio per l'Italia e per gli italiani - dice - Anche recentemente mi ha invitato a continuare». Dimostrare di avere dalla tua un «eroe nazionale» ti preserva da qualsiasi critica. Così ha anche la scusa per non partecipare all'inaugurazione della fiera del Levante a Bari e non ha nemmeno il tempo di andare a Gubbio dai suoi ragazzi del Pdl, e magari rispondere a qualche imbarazzante domanda sui rapporti con Gianfranco Fini. Ma lui ha buon gioco, e a favore di telecamera ripete che il funerale è stato «un successo, perché la gente apprezza chi fa ed è lontana da chi chiacchiera, calunnia, mistifica e insinua». Così, dopo che nel corso degli anni con la sua professionalità Mike Bongiorno gli ha regalato successo imprenditoriale e soldi a palate, ieri è riuscito anche a salvarlo da situazioni non particolarmente gradite. Allegria!

[fonte: IL MANIFESTO del 13/09/09]

23/06/09

SABATO 27 GIUGNO 2009 MANIFESTAZIONE REGIONALE A UDINE PER DIRE

Ø NO ad un welfare regionale che discrimini minori, studenti e famiglie in base alla loro provenienza
Ø NO ai contenuti demagogici del DdL Sicurezza
Ø NO a razzismo, xenofobia e discriminazioni
Ø SI' ad un welfare che promuova l’integrazione e la coesione sociale, i diritti alla protezione dell’infanzia, il diritto allo studio e al sostegno alle famiglie, che sono diritti di tutti
Ø SI' ad ogni diritto di cittadinanza
Ø SI' ad un’Italia che rispetti il diritto d’asilo
Ø SI' ad una Regione e ad un Italia in cui la sicurezza sia un bene per tutti e si garantisca con la crescita culturale di ciascuna e ciascuno.

PARTECIPA
SABATO 27 giugno 2009 – UDINE
ore 16.00 ritrovo in Piazza San Giacomo;
ore 16.45 corteo attraverso il centro fino a Piazzale Venerio, con interventi di migranti, associazioni, sindacati e del Sindaco di Udine


Iniziativa promossa dalla Rete Diritti di Cittadinanza FVG, Centro Balducci, CGIL, ACLI, RdB-CUB, Associazione Immigrati di Pordenone, Donne in Nero-Ud, Associazioni “La Tela” e “Officina del Mondo”-Ud

Prime adesioni: ALEF FVG, ANPI prov. Ud, ARCI prov. Ud, ASEF FVG, ASGI FVG, Associazioni “Bhairab” e “Bimas”-Monfalcone, Associazione Ce.Si.-Ud, Associazion Culturâl "el tomât" di BUJE, Associazione dei Serbi Nicola Tesla FVG, Associazione “ICARO”, Associazione “PSII” – Ud, Associazione “Mediatori di Comunità”, Associazione Tricolorul di Romania, Associazione UNITA' ex URSS, Associazione “Vicini di casa”, Bande Garbe, CACIT - TS, Casa Internazionale delle Donne di Trieste, CIAM, Circolo Mediatori Culturali-Linguistici dell’Acli, Cobas Scuola, Comitato “Noi non segnaliamo” PN, Comitato per i diritti civili delle prostitute, Comunità “Arcobaleno” - GO, Conferenza Volontariato Giustizia del FVG, GR.I.S. FVG – SIMM, ICS – TS, Nigerian Association FVG, Radio Onde Furlane, UIL – FVG, Partito della Rifondazione Comunista FVG, Partito Democratico FVG, Partito Umanista FVG, Sinistra e Libertà FVG, Associazione Culturale PropitQmò


22/06/09

ma perché Berlusconi prende così tanti voti?

di Francesco Paternò
IL RESTO DEL MONDO
All'estero, sarà capitato a molti di leggere o di sentirsi dire: ma perché Berlusconi prende così tanti voti? Il presidente del consiglio è diventato un caso oltre le Alpi per storie giudiziarie che in nessuna altra democrazia avrebbero permesso a chiunque di restare al potere. Il risultato è che la sua vicenda sta rendendo di nuovo incomprensibile l'Italia all'estero, offrendo l'immagine di un sistema paese legato al leader del cucù.
La debolezza del Cavaliere sul piano internazionale è una Maginot che nei piani di Palazzo Chigi deve reggere almeno fino al vertice aquilano del G8 in luglio. Altro che complotto, siamo alla trincea con il Vaticano addirittura tra le prime linee nemiche.
A Strasburgo, Berlusconi ha perso praticamente senza combattere la battaglia per imporre alla presidenza del parlamento europeo Mario Mauro, il suo candidato. La Germania e la Francia si sono opposte, puntando su un altro parlamentare polacco. Il voto finale ci sarà il 7 luglio ma Berlusconi ha già alzato bandiera bianca, «ci siamo resi conto di essere arrivati un po' tardi». In realtà, è andata peggio: c'è stato un no carolingio che per lui suona ad personam.
A Berlino, il problema non è l'Italia: l'altro ieri il più importante premio letterario tedesco è stato dato a Claudio Magris con l'alta motivazione che «come pochi altri si è confrontato con il problema del vivere insieme e della cooperazione tra diverse culture». A Berlino, il problema è la credibilità di Berlusconi, tra i suoi scandali casalinghi (di cui la stampa tedesca continua a dare informazione quotidiana) e certi comportamenti sospetti agli occhi di interlocutori avvezzi a fare un tutt'uno di politica e affari, come la vicenda Opel. Dove il premier ha lasciato sola la Fiat, nonostante la partita industriale fosse gestita dal governo Merkel in prima persona.
A Parigi, la più che franca diplomazia francese ha sempre malvisto il capo del governo italiano, mai amato all'Eliseo dove per altro presidenti socialisti non si vedono da un bel pezzo. A Londra hanno altri guai cui pensare, ma non è un caso che l'attacco più chirurgico sia arrivato anche qui da ambienti politici conservatori, rappresentati dal Financial Times. «Berlusconi è un pericolo e un esempio malefico per tutti», ha scritto il più influente quotidiano economico mondiale, e senza fare nemmeno una domanda.
Nell'America di Obama, la considerazione del leader del cucù sembra ancora più bassa se si guarda ai passi ufficiali, attraverso cui la diplomazia manda i suoi messaggi e governa. Dell'Italia di Berlusconi non c'è nulla da capire, la sede dell'ambasciata Usa di via Veneto a Roma è ancora vacante e la nomina del nuovo ambasciatore tarda a cinque mesi dell'insediamento del presidente americano. Certamente un caffé alla Casa Bianca non si nega a nessuno, ma il presidente del consiglio l'ha pagato con soldi non suoi, mandando altri militari e mezzi in Afghanistan.
E' noto che gli americani ragionano esclusivamente in base ai rapporti di forza. Se Berlusconi è in sella nonostante tutto, per loro è ok. La scuola Kissinger insegna che la moderazione è una virtù solo per quelle persone che pensano di avere un'alternativa. Berlusconi non ce l'ha e dunque the show must go on. Al G8 si vedrà.

[fonte: Il Manifesto 20.06.2009 Prima Pagina]

17/05/09

Italia: Repubblica Televisiva, una NON Repubblica!


Ed eccoci al primo videopost. Da oggi proverò ad analizzare in modo critico le notizie di attualità e smontare le mistificazioni che sono dietro alla comunicazione manipolata. Un appuntamento periodico - questo - che affiancherà i servizi giornalistici, le video inchieste, le interviste pubblicate su You Tube e su Streamit.it , la nuova web tv in alta definizione. Avranno due sigle diverse. E diversi saranno gli approcci. Nel primo videopost pongo l'attenzione su due recenti notizie: una intervista di Roberto Mazzotta rilasciata al Corriere della Sera, in cui afferma che l'Italia è una Repubblica gestita con le tv, ed il rapporto di Freedon House 2009 che fa retrocedere l'Italia a paese parzialmente libero per quanto riguarda la libertà di stampa. Sono due notizie allarmanti che portano ad un'unica conclusione: la Repubblica Televisiva è gestita dallo stesso potere politico che inneggia alla libertà. Ripeto: libertà.

• aderisci a vogliamolawebtv.it - il sito che ho creato per dare voce e volto agli italiani stufi della tv omologata, malata, diseducativa. E sperare nello sviluppo delle Web Tv: libere, senza frequenze, senza concessioni televisive, più attente ai grandi temi sociali.
Vai in "aderisci" e compila il form con la tua opinione. In ottobre uscirà un libro inchiesta e pubblicheremo i vostri pareri.

22/04/09

All’opinione pubblica e a tutti coloro che mostrano interesse per la questione kurda - Popolo Kurdo - 4

Koma Civakên Kurdistan Peoples` Confederation of Kurdistan

In Turchia recentemente si sono svolte le elezioni comunali, segnate da un’intensa campagna elettorale come se si trattasse di elezioni per il Parlamento Nazionale.

Nella regione del Kurdistan le elezioni sono state seguite con grande interesse e vi era grande attesa per i risultati che hanno visto la vittoria della linea patriottico-democratica. Tutti gli ambienti politici e la stampa sia quella nazionale che internazionale, sia quella di partito che quella indipendente hanno avuto modo di constatare come il popolo kurdo rifiuti la politica verso i Kurdi dello Stato turco e del governo dell’AKP. Ed è stato chiaramente fatto riferimento al fatto che la questione kurda non può essere risolta ignorando Abdullah Öcalan, il PKK e il DTP. In seguito ai risultati elettorali è emersa nell’opinione pubblica straniera l’aspettativa che la questione kurda dovesse essere risolta facendo ricorso ad una nuova politica orientata decisamente ad individuare delle soluzioni.

Nonostante il clima repressivo nel periodo elettorale e i continui controlli della parte kurda è stata manifesta la volontà della popolazione kurda; in tutte le città, grandi e piccole del Kurdistan, si è assistito alla netta avanzata ed al successo del DTP. La popolazione kurda ha espresso votando per il DTP la sua volontà per una soluzione democratica della questione kurda. Se si vuole considerare la popolazione kurda una parte della popolazione della Turchia, i decisori politici in Turchia devono assumersi la responsabilità di considerare la volontà e le richieste della parte kurda. Tradurre tutto questo in fatti politici concreti è un imperativo morale e politico per uno Stato che ha la pretesa di essere uno Stato di diritto.

Le elezioni hanno fatto capire che la questione della democraticizzazione della Turchia e la questione kurda possono essere risolte per via democratica. I popoli della Turchia hanno conferito attraverso le elezioni ai decisori politici e principalmente all’AKP questo compito. Il popolo kurdo ha festeggiato il Newroz con gli slogan “Libertà per l’identità”, Libertà per Abdullah Öcalan, “ Autonomia democratica”. Il DTP ha formulato chiaramente questi slogan nella sua campagna elettorale e principalmente quello dell’“Autonomia democratica”. E che il popolo abbia espresso il suo consenso a questo programma è una grossa responsabilità anche per il nostro movimento.

Il movimento di liberazione kurdo ha sempre cercato di assumersi le proprie responsabilità e di rendere possibile una soluzione democratica, quando ha visto un clima politico favorevole e delle buone basi di partenza. Dal dicembre 2008 sino al 29 marzo 2009, data delle elezioni, ha assunto la posizione di rifiuto dei combattimenti dimostrando in questo modo che in Turchia è necessaria una soluzione politica e che è possibile lo svolgimento delle elezioni in un clima sereno, opponendosi così a coloro che non vogliono la soluzione della questione kurda ma solo guerra e repressione.

Che sino al 29 marzo non vi sono stati combattimenti è il risultato dell’atteggiamento del nostro movimento. E che in linea di massima anche l’esercito turco si sia adeguato a questa situazione ha fatto scaturire una situazione non conflittuale che tutti avevano auspicato e poi avvertito in Turchia. Per la prima volta si è pensato che un clima non conflittuale potesse mettere in moto un processo per una soluzione della questione kurda.

Il nostro movimento ha preso la decisione di proseguire in questo clima non conflittuale sino all’1. Giugno per offrire l’opportunità di una politica tesa alla soluzione della questione. La popolazione ha dato questo incarico alle forze politiche di tutti gli schieramenti. Anche il nostro presidente, detenuto in un carcere per una sola persona sull’isola di Imrali che si batte con risolutezza per la pace e per una soluzione democratica ha appoggiato la nostra scelta. La via è libera per un nuovo corso nel quale si può tracciare una politica democratica per una soluzione democratica.

E’ significativo e ci fa riflettere il fatto che proprio nella giornata in cui Abdullah Öcalan ha dichiarato il suo appoggio a questo nuovo corso, l’esercito turco abbia intrapreso operazioni militari a Sirnak e Dersim che hanno procurato pesanti perdite per l’esercito stesso. E’ difficile dare una giustificazione a queste operazioni militari, proprio dopo le elezioni che avevano dischiuso nuove possibilità e aspettative per una politica democratica. Allo stesso modo, le decisioni assunte dalle potenze che hanno preso parte all’incontro trilaterale a Baghdad non contribuiscono al processo di pace, anzi al contrario distruggono il clima positivo. Il massiccio dispiegamento di unità militari vicino al confine, la costruzione di nuove postazioni militari e i diversi preparativi alla guerra ignorano il clima positivo e spingono verso una soluzione di guerra e liquidatori.

Sia il prosieguo dei piani liquidatori a livello internazionale , sia, da dopo le elezioni, il crescente atteggiamento delle forze di sicurezza statali, l’ingiustificabile assassinio di due Kurdi a Halfeti, il gran numero di arresti e le operazioni militari non favoriscono un clima favorevole alla soluzione della questione. Marchiare il PKK come terrorista da coraggio a quelle forze che hanno come obiettivo il non voler risolvere la questione e trovare una via politica.

E’ oramai chiaro che, attraverso le quasi trentennali e continue operazioni militari, con una politica di repressione e violenza non si risolvono i problemi.

Non serve a nessuno il non voler risolvere la questione kurda, nemmeno alla Turchia. Gli interessi della Turchia e dei paesi della regione richiedono una soluzione politico-democratica della questione kurda, possibile solo attraverso il dialogo. A partire da questa considerazione dovrebbero la Turchia e i paesi della regione occuparsi della questione kurda e appoggiare con decisione la soluzione democratica per la quale si batte il nostro movimento. Se l’esercito turco fa in modo che non vi siano combattimenti e i decisori politici manifestano la loro volontà per una soluzione e per il dialogo, a breve si può rendere possibile la soluzione della questione kurda.

Il nostro movimento si aspetta che tutte le parti sociali s’impegnino con decisione per l’opzione democratica. E’ necessario che i responsabili in Turchia e le potenze internazionali sostengano il dialogo e gli sforzi per una soluzione democratica.

Pensiamo che la prevista Conferenza Nazionale del Kurdistan possa fornire il suo contributo per una soluzione democratica e pacifica della questione kurda. La Conferenza potrà creare il clima positivo per una soluzione , andando a definire le condizioni per una situazione senza più combattimenti. La Conferenza potrà facilitare il passaggio da una situazione senza più combattimenti ad una soluzione duratura che obbliga al rispetto le parti coinvolte.

Il DTP ha posto le sue richieste davanti all’opinione pubblica interna ed internazionale. “Libertà per l’identità”, Libertà per Abdullah Öcalan” e “Autonomia democratica”. E’ un progetto che è stato approvato chiaramente dalla popolazione kurda e che deve essere tradotto in una via democratica e politica. Non è più possibile intraprendere dei passi nella questione kurda senza parlare con i rappresentanti del popolo kurdo. Questi rappresentanti hanno chiaramente gettato le basi per una soluzione della questione. E anche più chiaramente è emerso dal risultato elettorale che la via più realistica è una soluzione nell’ambito di un’autonomia democratica e il dialogo con Abdullah Öcalan. Il movimento di liberazione crede che la questione possa essere risolta con il dialogo, con i metodi pacifici econ posizioni ragionevoli. E per rendere possibile tutto questo abbiamo preso la decisione di prorogare all’1. Giugno lo stop a ogni forma di combattimento. Se non vi saranno attacchi dei militari turchi e se non si userà questo periodo per assestare colpi al movimento di liberazione per liquidarlo, tradurremo in realtà concreta la nostra decisione di stop alle armi. Siamo disposti già da subito a voler sottoscrivere un progetto per la soluzione della questione.

Invochiamo lo Stato turco e tutte le forze coinvolte che si battono per la pace e la democrazia ad un’assunzione di responsabilità affinché vi sia un prosieguo di questo processo, fornendo, così, in questo modo, il nostro contributo per una soluzione.

Invitiamo l’opinione pubblica kurda e tutte le formazioni presenti in Kurdistan ad agire in modo fedele a questi principi e a fare di tutto affinché questo processo conduca ad una soluzione democratica. Invitiamo le potenze internazionali e quelle della regione, prima di tutte gli USA ad assumersi le loro responsabilità per favorire una soluzione pacifica della questione kurda.

12. Aprile 2009

La Direzione del Consiglio esecutivo del KCK






foto di E. Novajra

08/04/09

Altro terremoto, altro scandalo...

Forse i terremoti non sono prevedibili, ma i furti, gli inganni e lo sfruttamento dei disastri ecologici o naturali, quelli si.
Ora potete guardare bene la mappa di pericolosità sismica nella nostra bell'Italia, guardatela bene (ingranditela) e poi intraprendete un viaggio di meditazione su quel che ci viene detto, promesso, garantito dai nostri politici, ma prima vi voglio ricordare la cronologia storica delle tragedie sismiche che ha stravolto la vita di molti in Italia:

Lista di terremoti italiani


puoi leggere anche qui

fatto?
bene, ora provate a pensare a:
  • progetto della costruzione del ponte ad arcata unica sullo stretto di Messina
  • progetto per la costruzione delle centrali nucleari
  • il decreto legge che ridisegna le regole dell'edilizia privata
  • ..e alla PREVENZIONE PORCA PUTTANA!!!



Grazie Beppe!

Vi consiglio di guardare anche:
  1. Abruzzo: mancato allarme e tragedia - Marco Travaglio

  2. Beppe Grillo al Parlamento Europeo (1 aprile 2009)

  3. CENSURATO DALLE TV ITALIANE!GUARDALO TUTTO,ILLUMINANTE!1/5

Non si può continuare a rimandare, nemmeno delegare ai soliti politici
la programmazione del nostro futuro.

18/03/09

Contro la crisi, il primo miracolo del Governo! W L'ITALIA!!!

Appalto unificato ristorante-bar e la ditta ritocca il listino
I prezzi scendono del 20%, il caffè a quaranta centesimi
I questori: sul bilancio effetto zero.
I servizi di ristorazione nel 2008 sono costati quasi un milione e mezzo di euro.

ROMA - La pasta al ragù di ieri dicono fosse ben condita e cotta al punto giusto. E pagarla 1,50 centesimi anziché 1,80 l’ha resa ancora più buona. Carne tenerissima e speziata come si deve per il roast beef servito per secondo. Due euro e non più 2,50. E che dire del caffè? Precipitato a 42 centesimi anziché i 50 pagati fino a venerdì scorso (e che nel famoso bar accanto Palazzo Madama vola a 1 euro per i comuni mortali). Da oggi, quando come ogni martedì torneranno al lavoro dal lungo weekend, i 315 senatori si imbatteranno nella novità che di questi tempi vale doppio: sconto del 20% per tutti i prodotti serviti in buvette.

Sì, la novità è quella: dentro il palazzo che è stato dei Medici e di Margherita d’Austria e che ospita uno dei due rami del Parlamento, a differenza di quanto accade fuori e a dispetto delle indennità complessiva da 14 mila euro dei suoi inquilini - i prezzi da ieri mattina anziché aumentare sono diminuiti. Svolta che matura nel giorno in cui crollano le borse, vengono ufficializzati il tracollo del pil 2008 e l’inflazione all’1,6%, insomma fa un certo effetto. Ma va pure detto che al “miracolo” del Senato non corrisponderà un aggravio per le casse pubbliche.

L’aggiornamento al contrario del prezziario, si affrettano a precisare i senatori questori, è dovuto all’avvicendamento nella gestione della buvette. Infatti, da ieri è subentrata alla vecchia ditta quella stessa multinazionale “Compass group” che già gestiva da 15 anni il ristorante dei senatori. Prezzi “politici” anche lì, com’è noto, fermi però da qualche tempo.


Invece, al bar del primo piano di fronte l’aula, accessibile solo a senatori, funzionari e giornalisti, tac, si taglia di un quinto. Mantenendo ferma per il momento la voce di spesa del bilancio di Palazzo Madama, che per la voce “ristorazione dei senatori” nel 2008 ha comportato un esborso da 1 milione 427 mila euro.

“No, la crisi con le riduzione non c’entra. Abbiamo affidato per cinque mesi la gestione a una società che garantiva il medesimo servizio con costi ridotti - spiega il questore Benedetto Adragna (Pd) - C’è già un bando di gara che tra poco tempo ci consentirà di affidare tutti i servizi di ristorazione al medesimo soggetto, con un notevole risparmio”. In attesa, subentra la Compass group. “La nostra è una multinazionale, sia chiaro - precisa il direttore del ristorante e della buvette, Giovanni Moralli - e grazie a una serie di economie interne, grazie alle cucine del ristorante di cui già disponiamo nell’edificio, abbiamo potuto garantire l’ulteriore sconto sui prezzi. Partecipiamo alla gara e speriamo dunque di restare”.

Il ribasso è minimo ma si nota, considerate le cifre già modeste. Elenca il direttore, giusto per farsi un’idea: una spremuta da 1,20 euro a 92 centesimi; panino col prosciutto da 1,50 a 1,17; il tramezzino da 1,20 euro a 96 centesimi; il cappuccino da 0,70 a 58; il the con fette biscottate, gettonatissimo al pomeriggio dalle onorevoli senatrici, da 1 euro a 84 centesimi. E poi tutto giù del 20%, appunto, il liquore come l’aperitivo a 0,93, il pasticcino a 0,46, la birra a 1,60.

“La cosa veramente scandalosa è che noi, al bar dei dipendenti al piano di sotto, riservato ai lavoratori, pagheremo adesso di più” lamentava un impiegato ieri pomeriggio sventolando tanto di scontrino. Poca cosa in più: la spremuta giù costa 1,10 euro, il cappuccino 0,60, roba di pochi centesimi, ma è il segnale che a loro no va.

“Diciamo la verità, non sono quei pochi centesimi che d’ora in poi risparmieremo che cambieranno la vita di noi senatori - prova a minimizzare una vecchia guardia come Carlo Vizzini (Pdl), presidente della commissione Affari costituzionali - Chi mangia in buvette, contrariamente a quanto si pensa fuori, è un disperato come me, che mangia sempre in piedi come un cavallo perché non ha il tempo di sedere al ristorante. Detto questo, certo, è un’operazione virtuosa a costo zero per il Senato che rischia però di avere un pessimo impatto all’esterno. Si ritirerà fuori la storia della casta. Il momento magari non era dei migliori, ma conta il fatto che sia a costo zero”.

Sorpreso il dipietrista Francesco “Pancho” Pardi. “Ma sul serio hanno tagliato i prezzi? Ma erano già bassi! Non è che ne avessimo bisogno, inviterei i vertici del Senato a risparmiare, sì, ma in settori più strategici che non a vantaggio della nostra pausa caffè”.

3 marzo 2009