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26/01/10

I penitenziari sono in uno stato d'illegalità

di Rita Bernardini
APPELLO CARCERI
Il manifesto ha ragione I penitenziari sono in uno stato d'illegalità
Avete ragione da vendere quando, con il vostro appello rivendicate il diritto/dovere dei mezzi di informazione di accedere nei luoghi di detenzione per informare i cittadini di quanto accade nei penitenziari italiani. Vi dirò di più: sono convinta che se le carceri divenissero istituzioni «trasparenti» quali noi tutti le vogliamo, nel giro di poco tempo sarebbe definitivamente rimosso lo stato di illegalità in cui oggi è costretta a vivere tutta la comunità penitenziaria: detenuti, agenti, educatori, psicologi, assistenti sociali, personale sanitario e amministrativo.
La stessa iniziativa del «ferragosto in carcere», che ha portato 165 parlamentari a visitare i 205 istituti penitenziari italiani, sono convinta che abbia aperto una breccia nel muro di omertà e di opacità che purtroppo contraddistingue le nostre galere. Molti deputati, senatori e consiglieri regionali hanno varcato per la prima volta i 205 portoni blindati dove sono ristretti in condizioni indecenti di sovraffollamento e di degrado civile e umano ben sessantaseimila persone. Molti di loro hanno continuato a farlo dando seguito a quella «prima volta» responsabilizzandosi rispetto a quei luoghi e a chi ci vive (e ci muore) dentro. Luoghi ch sono il termometro del grado di civiltà di un Paese e che proprio per questo i rappresentanti del popolo dovrebbero seguire con particolare dedizione per rimuovere le sacche di illegalità, sia con interventi diretti, sia approntando nuove e riformatrici proposte di legge.
Non vorrei essere troppo ottimista, ma rilevo che questa cresciuta consapevolezza, aiutata da siti online come Ristretti Orizzonti o Innocenti evasioni, sta portando un numero sempre maggiore di vittime di abusi e di ingiustizie a trovare il coraggio di parlare: la famiglia di Stefano Cucchi e quel che rimane, ahinoi, della famiglia di Aldo Bianzino sono la punta di un iceberg che sta via via emergendo con tutta l'imponenza delle tante denunce di morti sospette che fino a poco tempo fa erano destinate a finire nel dimenticatoio.
Per comprendere quanto mi stia a cuore (e stia a cuore dei radicali) l'appello lanciato dal Manifesto e da Antigone che ho sottoscritto di slancio appena ne sono venuta a conoscenza, vi invito a dare un'occhiata alla proposta di legge redatta in collaborazione con l'Associazione Il Detenuto Ignoto che la delegazione radicale nel Gruppo parlamentare del Pd alla Camera ha depositato lo scorso anno sull'Istituzione dell'Anagrafe digitale pubblica delle carceri.
Cosa chiediamo? Che il Ministero della Giustizia metta online, aggiornandoli costantemente, i dati riguardanti ciascun istituto: dai bilanci gestionali alle informazioni sulla struttura; dalle informazioni relative agli interventi di edilizia penitenziaria con particolare riguardo alla trasparenza negli appalti (compensi, amministratori, estremi dei contratti d'appalto, consulenze eccetera) ai curriculum e compensi dei quadri dirigenti operanti all'interno degli istituti; dal numero e grado degli agenti in servizio, al numero di educatori, psicologi, assistenti sociali, medici, personale infermieristico, tutti dati da confrontare con le piante organiche previste; dal regolamento penitenziario alle informazioni relative al calcolo delle spese di sopravitto; dalla capienza regolamentare e numero dei detenuti presenti nell'istituto alla mappa dettagliata dei detenuti e della loro composizione indicizzata per tipologie di reato, nazionalità, stato del provvedimento, permanenza residua e passata, sesso, religione ecc..
Vorremmo anche sapere il numero dei reclusi dichiarati assolti in seguito a carcerazione preventiva, il numero dei detenuti aventi diritto al voto; quanti lavorano e quanti sono fuori della regione di residenza; l'elenco dei progetti e dei corsi professionali svolti nell'istituto, gli enti referenti, il numero e tipologia dei partecipanti. E ancora, l'incidenza di patologie anche psichiche, il numero dei tossicodipendenti, dei sieropositivi e dei malati di Aids nonché degli affetti da altre malattie quali epatiti, tubercolosi, scabbia; gli atti di autolesionismo il numero e le modalità dei decessi.
Chiediamo troppo? Non credo, se solo pensiamo che lo Stato spende 6 miliardi e mezzo di Euro per tenere nel modo che conosciamo le patrie galere. Un rendiconto costante di come questa spesa immensa si consumi nella direzione o meno di quanto previsto dall'articolo 27 della Costituzione è doveroso tanto quanto è giusto ed opportuno che i giornalisti entrino negli istituti per documentarne la realtà quotidiana.
* deputata radicale Gruppo Pd

15/09/09

Tranquilli, ci pensa Scajola, col nucleare pulito!

di Guglielmo Ragozzino
NUCLEARE
E Scajola da Bari insiste sul futuro atomico dell'Italia
Le scorie nucleari delle centrali atomiche narrate dal ministro Claudio Scajola, a Bari, durante l'inaugurazione della 73ma Fiera del Levante dove finiranno? Quanti navigli sarà necessario affondare per farle sparire, secondo l'uso nazionale, nei fondali italiani? Chissà se il mare di Bari sarà ritenuto degno di nota da parte degli specialisti nel disbrigo di scorie pericolose che in un nebuloso futuro, tra una trentina di anni, saranno incaricati della bisogna?
Imperterrito, Scajola, il ministro delle attività produttive, ha fatto il panegirico del nucleare all'italiana, assicurando i presenti e gli amici della Confindustria che tutto è in marcia, secondo le intenzioni del presidente del Consiglio, oggi assente giustificato. A ben vedere, il ministro non ha detto molto. Certo ha definito il referendum del 1987 che pose fine al nucleare in Italia, «scelta scellerata». Si è mai chiesto il ministro dove saremmo con il nucleare in funzione? Per ritornare al motivo di esordio: quante navi di scorie radioattive sarebbero state affondate lungo le coste italiane? Ora il ministro afferma che se ci fosse modo sarebbe ben lieto di averne una centrale sotto casa, nel Ponente ligure. Peccato che il Ponente non abbia spazio, così stetto tra mare e montagna per via della georgrafia «scellerata», per usare la sua parola. «Se no andrei a fare i comizi».
Nei giorni scorsi si sono fatti alcuni nomi di località possibili per eventuali centrali atomiche. L'onorevole Ileana Argentin, candidata alla segreteria regionale del partito democratico per la mozione Marino, ha ripetuto l'elenco di dieci siti, compreso Montalto di Castro e ha chiesto al presidente del Lazio di convocare un consiglio regionale straordinario e votare una «ferma opposizione a questa ipotesi». Scajola assicura che non c'è niente di deciso e gli allarmismi sono fuori luogo. E così il ministro fa affermazioni al tempo stesso preoccupanti e poco veritiere.
Prima di tutto, i tempi sono molto stretti. A fine mese scade il termine delle regioni per intervenire in ordine alla legge nucleare che è di fine luglio. Dopo, è fatta. Le Regioni non si sono ancora fatte sentire su questo punto. Dopo le ferie, il letargo. Le orgnizzazioni ambientaliste hanno l'intenzione di scuotere tale letargo. Inoltre il fatto che non ci sia nulla di deciso corrisponde all'intenzione di mettere le Regioni fuori gioco e inoltre di non perdere voti locali prima del voto di marzo per le regionali.
Ma vi sono altri due aspetti su cui riflettere. Scajola dice: «Stiamo parlando di un gruppo di dodici reattori raggruppabili in tre-quattro centrali». Un luogo con quattro centrali da 1.600 mw, oltre che far venire in mente, con un brivido, Cernobil o la gigantesca centrale nucleare giapponese di Kashiwazaki-Kariwa, spesso chiusa per incendi, fughe di gas, terremoti, ricorda anche Montalto di Castro. Il ministro pensa di installarvi tre o quattro reattori, visto che lo spazio c'è? Infine. Che non vi sia progetto, nel senso di qualcosa di ragionevole e studiato approfonditamente è vero. Qualche volta anche Scajola dice la verità. Ma questo non può che dare più preoccupazioni su quello che fa (o non fa) l'Enel che non sembra avere programmi, idee, tecnici per un'avventura tanto ardua.

MENTRE.....INVECE, ANCHE e NON SOLO!!!
di Andrea Palladino - CETRARO (COSENZA)
LA SCOPERTA
Un fantasma che riemerge dal passato
Erano voci, quasi leggende, o fantasmi, come ha raccontato al manifesto il Procuratore di Paola Bruno Giordano, che da cinque mesi si era messo con ostinazione alla caccia della nave fantasma, della prima nave dei veleni ritrovata. Poi, piano piano, le ombre che i sonar della Copernaut Franca - la nave messa a disposizione dall'assessore all'ambiente Silvestro Greco - hanno preso una forma, divenendo sempre più definite, contornate. I primi dati arrivati sul tavolo della Procura riguardavano le misure, enormi: 110-120 metri di lunghezza per 20 metri di larghezza. Dati che, insieme alla posizione del relitto, confermavano il racconto fatto da Francesco Fonti, il pentito di 'ndrangheta che nel 2006 aveva confessato di aver fatto parte di una organizzazione pagata per far saltare in aria e inabissare ben tre navi con scorie tossiche e radioattive. Poi nel primo pomeriggio di ieri dal ponte della Copernaut Franca è partito il segnale, la comunicazione che il robot Rav aveva filmato un lungo scafo di una nave mercantile, con un largo squarcio a prua e un oggetto - che sembra un bidone - schiacciato sul fianco. Il procuratore Bruno Giordano era quasi emozionato al telefono. Non ama i teoremi e ne fa un vanto investigativo. Tanti anni di Dda e inchieste sui peggiori omicidi di 'ndrangheta hanno rafforzato il suo piglio di giudice con i piedi per terra, concreto, abituato a parlare solo sui fatti incontrovertibili. Ed era quella immagine, quel filmato che aspettava per avere la certezza definitiva di aver colto il bersaglio.
La conferma ufficiale del ritrovamento del relitto riapre la pagina più oscura del traffico di veleni che l'Italia ha esportato, nascosto, interrato e inabissato per almeno un decennio. I tanti depistaggi, le morti di giornalisti, come Ilaria Alpi - che in Somalia inseguiva i fantasmi dei traffici di armi e rifiuti - e di investigatori, come il capitano di corvetta Natale De Grazia - che pagò con una morte mai spiegata la sua ostinata ricerca della verità - non sono alla fine riusciti a nascondere il corpo del delitto, lo scafo di una delle navi dei veleni.
Ora rimane da stabilire con certezza il nome della nave, il carico, l'armatore e chi organizzò quell'ultimo viaggio. Il primo dato certo è che il naufragio non esiste sui registri delle Capitanerie di porto. Per lo stato al largo di Cetraro non è mai affondato alcun vascello mercantile. E come nei migliori gialli gli investigatori dovranno dare ora un nome al cadavere. Il punto di partenza per riaprire e analizzare diciassette anni di fascicoli archiviati è la dichiarazione del pentito Francesco Fonti. Fu lui per primo - ascoltato dalla Dda calabrese nel 2006 - a raccontare di tre navi che la 'ndrangheta ha fatto affondare nelle acque calabresi. Una di queste era «la Cunski, che si spostò in acque internazionali - ricorda Fonti - in corrispondenza di Cetraro». Ovvero nel luogo dove il Rav calato dalla nave Copernaut Franca ha filmato il relitto.
Riscontri nel registro navale
Fino ad oggi il racconto del collaboratore di giustizia era stato ritenuto inaffidabile. Ma gli elementi di riscontro che il manifesto è in oggi in grado di ricostruire sono tanti. La Cunski era una nave da cargo registrata nel 1956, con bandiera britannica. Da allora ha cambiato nome quattro volte: è uscita dai cantieri come Lottinge, nel 1974 diventa Samantha M., nel 1975 Cunski e poco prima di affondare - nel 1991 - viene rinominata Shahinaz.
Sul registro navale la "Lottinge-Samantha-Cunski-Shahinaz" risulta rottamata sulla spiaggia di Alang, in India, nel distretto di Bhavnagar, il 23 gennaio del 1992. Il luogo indicato come destinazione finale è particolare. Alang è un gigantesco cimitero di navi cargo, dove centinaia di uomini, donne e bambini smontano con mezzi di fortuna i relitti portati qui dagli armatori. Impossibile, cioè, avere un riscontro certo dell'avvenuto smantellamento, a parte i supporti solo cartacei.
I dati della Cunski - presenti sul registro navale - sono incredibilmente corrispondenti con il profilo disegnato dal sonar. La lunghezza della nave è di 116,3 metri, misura compatibile con il dato raccolto di 110-120 metri. Ed anche la data della presunta rottamazione - gennaio del 1992 - combacia con il racconto del collaboratore, almeno nel caso della Cunski.
La storia delle navi dei veleni era iniziata ad essere conosciuta - e denunciata - tra il 1987 e il 1988. In quegli anni diverse navi partivano dai porti italiani dirette verso le coste africane e latino-americane. È il caso della Lynx, che venne respinta dal governo venezuelano dopo la verifica del carico. Ed è il caso delle navi affondate nella costa calabrese.
La via libanese
Nel 1988 in Libano le autorità ricevono una denuncia di un enorme carico di rifiuti tossici venuti dall'Italia un anno prima. Fu considerato il principale scandalo ambientale degli anni '80, tanto da servire come stimolo per la definizione della convenzione di Basilea del 1989 che proibisce l'esportazione incontrollata dei rifiuti. Il carico, che era stato organizzato dalla società di Opera, vicino Milano, Jelly Wax, diretta da Giorgio Pent era composto - secondo un report di Greenpeace dell'11 maggio 1995 - da 15.800 barili e 20 container, con pesticidi, esplosivi, solventi, farmaci scaduti e metalli pesanti. La Jelly Wax era una vera esperta in questo tipo di affari ed aveva organizzato nello stesso anno il viaggio della Lynx, facendo da intermediario con decine di industrie chimiche del nord Italia. Un modo per ridurre oltremodo i costi di smaltimento, spedendo carichi pericolosi verso paesi che si pensava li accettassero senza andare per il sottile.
L'operazione libanese del 1988 in realtà non andò in porto. Il governo italiano venne chiamato dalle autorità locali e di fatto costretto a riprendersi il carico indesiderato. Il 23 agosto arriva a Beirut una delegazione di esperti, guidata da Cesarina Ferruzzi - rappresentante all'epoca della società Mont.eco del gruppo Montedison, ed oggi presidente della Anida, associazione di Confindustria delle imprese di servizi ambientali - per organizzare il viaggio di ritorno delle scorie portate in Libano. Dopo pochi giorni attracca nel porto di Beirut «il mercantile jugoslavo Cunski - raccontò ai giornalisti Cesarina Ferruzzi - con a bordo materiali e attrezzature per la bonifica». Fu dunque la Cunski una delle navi coinvolte nel recupero delle scorie.
Nel recupero, però, risultarono coinvolte anche altre navi, secondo gli studi effettuati da Greenpeace: la Jolly Rosso - poi arenatasi al largo di Amantea - e le altre due navi citate dal collaboratore Francesco Fonti, la Voriais Sporadais e la Yvonne.
Le accuse di Greenpeace vennero smentite dal governo italiano nel 1995. Per l'allora ambasciatore italiano Carlo Calia, l'unica nave coinvolta era la Jolly Rosso. Ma sembrano oggi esistere altri indizi che rafforzerebbero l'ipotesi del coinvolgimento delle altre navi. Un documento dell'assemblea generale delle Nazioni unite del 18 luglio 1989 riporta, ad esempio, una denuncia venuta dalle autorità egiziane sull'affondamento della nave "Yvon" nel mediterraneo, dopo aver lasciato il porto libanese con un carico di rifiuti. Lo stesso coinvolgimento della Cunski nell'operazione di bonifica era stato affermato - come già detto - dagli esperti italiani giunti a Beirut nell'agosto del 1988.
Anni di depistaggi
È difficile dunque oggi ricostruire con assoluta certezza quello che è stato un vero e proprio giallo internazionale, che ha coinvolto il nostro paese per un intero decennio. L'Italia venne additata dalle organizzazioni ecologiste - come il Wwf e Greenpeace - come un paese canaglia dal punto di vista ambientale.
L'anno della svolta fu probabilmente il 1989, quando venne firmato l'accordo per bloccare i trasporti internazionali di rifiuti. Probabilmente la via degli affondamenti delle navi nel mediterraneo - per poter occultare le scorie tossiche e radioattive - si aprì dopo questo accordo, che rendeva difficile e rischioso lo sbarco dei rifiuti nei paesi africani. L'organizzazione delle navi a perdere, l'occultamento del carico - magari falsificando le carte di bordo - la manomissione dei registri navali per nascondere gli affondamenti e la fitta attività di disinformazione e di depistaggio dovevano avere necessariamente l'appoggio di una rete di complicità di alto livello.
[fonte: IL MANIFESTO del 13/09/09]

14/07/09

Polvere DI MONFALCONE - vedova all'amianto

di Angelo Ferracuti - MONFALCONE (TRIESTE)

Ritorno di uno scrittore nei luoghi dove l'asbestosi continua a mietere vittime. I picchi più alti di mortalità previsti nel 2020. Alla vigilia dell'apertura del maxiprocesso contro la Fincantieri per la morte di 39 operai
A Monfalcone è meglio arrivare dall'interno, passando per Aquleia, antica città magica e porto romano. Arrivando dall'autostrada conviene uscire a Palmanova e inoltrarsi per questa lingua d'asfalto che come una forbice affilata taglia in due un territorio ricco di faggete rigogliose e campi. Quello che ti colpisce arrivato all'asburgica Grado è il colore del cielo, che sembra blu cobalto e l'acqua che ti accoglie è dello stesso colore, così tutto diventa più largo, lucente e ventoso, e superato il ponte sull'Isonzo sembra di essere già in un altro territorio. Da queste parti arrivai la seconda volta cinque anni fa, qui iniziò il mio viaggio nell'Italia del lavoro, che finì nel libro Le risorse umane, due anni a caccia di storie dal nord al sud di questo paese che arretra, omogeneo solo per nuovo sfruttamento e nuove schiavitù, e sempre qui sono tornato più volte perché amo questi luoghi, e soprattutto la gente che ci abita, schiva e allo stesso tempo rocciosa come il Carso, criniera di collina montagnosa a pochi passi dal mare e a un tiro di schioppo da Nuova Gorica. Ma la prima volta fu ancora precedente, invitato a scrivere un reportage in loco da Mauro Covacich. Ero attratto dai luoghi e le memorie della prima grande guerra, e per due giorni ostinato camminai su questi sentieri a caccia di trincee, lapidi che spuntavano come funghi dalla terra pietrosa e croci di ferro arrugginite. Poi, invece, in zona Cesarini raccontai la storia di un pugile, Stefano Zoff, Il Rocky di Monfalcone, come lo soprannominai, che quando conquistò il titolo di campione del mondo dei pesi leggeri, atterrato all'aeroporto di Ronchi dei Legionari di ritorno da Las Vegas non trovò nessuno a fargli festa. Fu in quella occasione che sentii parlare per la prima volta di morti di amianto alla Fincantieri. Si trattava di operai, tubisti, saldatori, isolatori, impiegati, ma anche delle donne addette alla pulizia della mensa, persino delle mogli che avevano lavato le tute da lavoro dei mariti. Tutti avevano inalato quella maledetta polvere. Non c'era una famiglia che non contasse tra la cerchia dei parenti un malato di asbestosi, o col carcinoma ai polmoni, non avesse visto una di queste persone soffrire per mesi e poi morire straziata per soffocamento. La cosa che mi colpì di più era che di questa tragedia non ne parlava nessuno. Anche in città c'era una rimozione fortissima. Una storia che ricordava La peste di Albert Camus, aveva la stessa irreale assurdità.
Qui incontrai la signora Nardi, dell'Associazione esposti, e il dottor Bianchi, l'epidemiologo che denunciò il fenomeno da un punto di vista medico e subì un isolamento vergognoso, come il dottor Manson ne La cittadella di Cronin, e poi l'ex isolatore termico Duilio Castelli, che è ancora vivo nonostante abbia i polmoni impestati di placche pleuriche, che da anni segue le storie umane dei colpiti, fa assistenza all'ospedale. Proprio lui, seduto su una tomba del cimitero di San Canzian d'Isonzo, mi raccontò la strana storia che quando uno dei suoi compagni se ne stava per andare all'altro mondo, lui vedeva la morte arrivare, e una figura fantasmatica nera con una falce luminosa che posava la sua mano sulla spalla del morente.
Sto tornando a Monfalcone dopo cinque anni, è una bella giornata di sole. Mi hanno invitato a un festival, Onde mediterranee, credo dovrò parlare di luoghi, ma anche di scrittura dal vero, quella dei San Tommaso che vogliono toccare con mano, vanno a vedere, e annusano come scriveva Walser. A Panzano, nella cittadella operaia, è tutto come sempre, al baretto un prosecco tira l'altro, ma gli operai bengalesi sono aumentati, la comunità ora è una città nella città, però un corpo separato, se ne vedono molti per strada, hanno aperto delle attività. Alloggio in un hotel centralissimo, il Lombardia, però gestito da napoletani.
Il pomeriggio incontro il giovane storico Enrico Bullian, ha scritto Il male che non scompare (Il ramo d'oro), ricerca che compendia (da un punto di vista scientifico, normativo, sociale ed economico) il successo della fibra killer. Con lui c'è un'altra ragazza dell'Associazione esposti, Chiara Paternoster, anche lei fresca di laurea in giurisprudenza, che segue gli aspetti legali. Ci sono interessanti novità sul fronte dei processi, il Tribunale di Gorizia, dopo cinque anni di strana inerzia, ha emesso due sentenze di condanna per omicidio colposo nei confronti di tre dirigenti della Fincantieri. «La svolta è arrivata dopo le nostre pressioni sul Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, perché cinque anni fa i processi non si facevano, quindi oltre a un problema legato alla riaffermazione di un principio di giustizia, in quanto queste persone hanno subito una lesione grave del loro diritto di sicurezza sul posto di lavoro, era addirittura negata la possibilità di vedere giudicata la cosa attraverso una sentenza».
All'epoca oltre mille fascicoli giacevano al calduccio negli armadi della Procura di Gorizia. L'associazione denunciò al Csm questa omissione, partì una inchiesta del Ministero di Grazia e Giustizia. «Intanto in Tribunale era arrivato come Procuratore generale Beniamino Deidda, che aveva un potere di controllo, il quale è da sempre sensibile ai temi della sicurezza, che si è subito interessato. Ma le cose non si sbloccavano, così un anno fa ha avocato quarantadue fascicoli, e cioè li ha fatti propri, ha costituito un pool di consulenti tecnici, e in sei mesi ha sequestrato quindicimila pagine di atti d'indagine, acquisito documenti alla Fincantieri, e così tutto è ripartito».
Pare ci sia addirittura una lettera che risale agli anni settanta, spedita dai vertici aziendali dell'allora Italcantieri ai dirigenti di Genova, dove si consiglia, tenuto conto dei tempi di incubazione della malattia, di non mettere a lavorare operai con meno di quarant'anni nei reparti dove si usa l'amianto. Una cosa agghiacciante, di una gravità inaudita, se confermata nel corso dei dibattimenti.
Le cose sono in movimento. Non solo i processi, non solo nei Tribunali. Questa storia è ora anche un corto notevole, Polvere, di Ivan Gergolet, storia di una donna «vedova dell'amianto» che per vendicarsi s'introduce nell'abitazione di colui che considera responsabile della morte del marito fingendosi badante.
Il giorno dopo incontro Mirella Bigot, che mi aveva raccontato la storia straziante e dolcissima di suo marito, e di come dentro una tragedia possano prendere posto anche sentimenti nobili come l'amore e la tenerezza. Ne rimasi molto colpito, tanto che alla fine ci abbracciammo in quel tinello rabbuiato e piangemmo. E' uscita dall'Associazione, vuole continuare da sola. Teme anche i tempi lunghi e il massacro mentale dei processi, che sono sempre un calvario per chi resta. Però è ancora molto indignata nei confronti dell'azienda. «Perché questi delinquenti sono rimasti così indifferenti?» Non si capacita. Ma allo stesso tempo è arresa, delusa. «Bisogna metabolizzare, non si può essere rabbiosi...alla fine, dopo il dolore, l'impotenza, resta la nostalgia. Il dolore è silenzio, meditazione».
La Nardi, invece, la signora Nardi, ora presidente dell'Associazione, «un'associazione dove c'è tanto dolore», come la definisce, è sempre combattiva. Biondissima e riccioluta quasi non la riconosco. Con lei c'è sua figlia Barbara. «Finalmente», mi dice, «la vita mi ha martoriata, sono stati anni difficili, ma siamo arrivati alla fine», dopo undici anni dalla scomparsa di suo marito non è però ancora pacificata. È ancora lei, arrabbiata, con l'imprinting politico della combattente: «Mi offendeva il silenzio degli altri, l'indifferenza, come se fosse normale tutto quello che stava succedendo. Questa storia mi ha insegnato che se vuoi puoi».
«Se sfogli un elenco telefonico ti accorgi che qui la popolazione è da sempre mista, i contagi etnici sono stati moltissimi», mi ha raccontato la mia amica Patrizia Giacometti, «si parlano dialetti diversissimi in un territorio di pochi chilometri, il Bisiaco, per esempio, un veneto arcaico che resiste in una zona geograficamente ben delimitata, dal Tanaro all'Isonzo, e anche dal Carso al mare, da Sagrato a Monfalcone, il triestino a Trieste, il graisano a Grado, mentre ad Aquileia parlano il friulano. I fiumi, i bracci di mare hanno fortemente influenzato la parlata locale».
Infatti, qui ti senti straniero, perché arrivarci non è facile, ed è straniero anche il mondo che abiti, tutto sembra solo appena sfiorato dagli orrori estetici. Anche se altri orrori, questo è il costo del capitale, sono in agguato. Nel 2020, infatti, si toccheranno i picchi più alti di mortalità per asbestosi. Ma è di oggi la notizia che il Tribunale di Gorizia ha accolto la richiesta delle parti civili e la Fincantieri andrà in giudizio in un maxi-processo che riguarda la morte di trentanove operai. Quegli stessi operai che «costruirono le stelle del mare, li uccise la polvere, li tradì il profitto» come recita la frase dello scrittore Massimo Carlotto, che sta nel monumento a loro dedicato a pochi metri dai cantieri navali.

17/05/09

Italia: Repubblica Televisiva, una NON Repubblica!


Ed eccoci al primo videopost. Da oggi proverò ad analizzare in modo critico le notizie di attualità e smontare le mistificazioni che sono dietro alla comunicazione manipolata. Un appuntamento periodico - questo - che affiancherà i servizi giornalistici, le video inchieste, le interviste pubblicate su You Tube e su Streamit.it , la nuova web tv in alta definizione. Avranno due sigle diverse. E diversi saranno gli approcci. Nel primo videopost pongo l'attenzione su due recenti notizie: una intervista di Roberto Mazzotta rilasciata al Corriere della Sera, in cui afferma che l'Italia è una Repubblica gestita con le tv, ed il rapporto di Freedon House 2009 che fa retrocedere l'Italia a paese parzialmente libero per quanto riguarda la libertà di stampa. Sono due notizie allarmanti che portano ad un'unica conclusione: la Repubblica Televisiva è gestita dallo stesso potere politico che inneggia alla libertà. Ripeto: libertà.

• aderisci a vogliamolawebtv.it - il sito che ho creato per dare voce e volto agli italiani stufi della tv omologata, malata, diseducativa. E sperare nello sviluppo delle Web Tv: libere, senza frequenze, senza concessioni televisive, più attente ai grandi temi sociali.
Vai in "aderisci" e compila il form con la tua opinione. In ottobre uscirà un libro inchiesta e pubblicheremo i vostri pareri.

30/04/09

[Aquila] l'ospedale crollato come cartapesta costruito dalla Impregilo

Indovinate da chi è stato costruito il nuovo ospedale dell'Aquila venuto giù come fosse di cartapesta?
Impregilo! Si, sempre lei (l'azienda di Caltagirone, suocero del segretario UDC Casini)
La stessa che ha causato l'emergenza rifiuti a Napoli.
La stessa che è riuscita a incrementare esponenazialmente le spese per i lavori della TAV con i quali ha causato danni ambientali enormi.
La stessa che lavora sulla Salerno-Reggio Calabria
e proprio in questi giorni ha chiesto e ottenuto un prolungamento della consegna dei lavori di altri tre anni, ottenendo ovviamente altri fondi.


La stessa che ha vinto l'appalto per la costruzione del Ponte di Messina.
La stessa che dovrà costruire sul nostro territorio le centrali nucleari.
La stessa i cui vertici sono stati indagati a tutto spiano.


E' l'Impregilo che ha costruito l'ospedale San Salvatore dell'Aquila caduto come se fosse di cartapesta.


Chi diavolo è questa società dall'enorme potere che sta devastando la nostra terra?


Anche questa volta nessuno parlerà di lei?
Anche questa volta la passerà liscia?


PS: Se per qualcuno non fosse sufficiente basta andare sul sito dell'Impregilo e ricercare "Ospedale" per leggere.

08/04/09

Altro terremoto, altro scandalo...

Forse i terremoti non sono prevedibili, ma i furti, gli inganni e lo sfruttamento dei disastri ecologici o naturali, quelli si.
Ora potete guardare bene la mappa di pericolosità sismica nella nostra bell'Italia, guardatela bene (ingranditela) e poi intraprendete un viaggio di meditazione su quel che ci viene detto, promesso, garantito dai nostri politici, ma prima vi voglio ricordare la cronologia storica delle tragedie sismiche che ha stravolto la vita di molti in Italia:

Lista di terremoti italiani


puoi leggere anche qui

fatto?
bene, ora provate a pensare a:
  • progetto della costruzione del ponte ad arcata unica sullo stretto di Messina
  • progetto per la costruzione delle centrali nucleari
  • il decreto legge che ridisegna le regole dell'edilizia privata
  • ..e alla PREVENZIONE PORCA PUTTANA!!!



Grazie Beppe!

Vi consiglio di guardare anche:
  1. Abruzzo: mancato allarme e tragedia - Marco Travaglio

  2. Beppe Grillo al Parlamento Europeo (1 aprile 2009)

  3. CENSURATO DALLE TV ITALIANE!GUARDALO TUTTO,ILLUMINANTE!1/5

Non si può continuare a rimandare, nemmeno delegare ai soliti politici
la programmazione del nostro futuro.

18/03/09

Contro la crisi, il primo miracolo del Governo! W L'ITALIA!!!

Appalto unificato ristorante-bar e la ditta ritocca il listino
I prezzi scendono del 20%, il caffè a quaranta centesimi
I questori: sul bilancio effetto zero.
I servizi di ristorazione nel 2008 sono costati quasi un milione e mezzo di euro.

ROMA - La pasta al ragù di ieri dicono fosse ben condita e cotta al punto giusto. E pagarla 1,50 centesimi anziché 1,80 l’ha resa ancora più buona. Carne tenerissima e speziata come si deve per il roast beef servito per secondo. Due euro e non più 2,50. E che dire del caffè? Precipitato a 42 centesimi anziché i 50 pagati fino a venerdì scorso (e che nel famoso bar accanto Palazzo Madama vola a 1 euro per i comuni mortali). Da oggi, quando come ogni martedì torneranno al lavoro dal lungo weekend, i 315 senatori si imbatteranno nella novità che di questi tempi vale doppio: sconto del 20% per tutti i prodotti serviti in buvette.

Sì, la novità è quella: dentro il palazzo che è stato dei Medici e di Margherita d’Austria e che ospita uno dei due rami del Parlamento, a differenza di quanto accade fuori e a dispetto delle indennità complessiva da 14 mila euro dei suoi inquilini - i prezzi da ieri mattina anziché aumentare sono diminuiti. Svolta che matura nel giorno in cui crollano le borse, vengono ufficializzati il tracollo del pil 2008 e l’inflazione all’1,6%, insomma fa un certo effetto. Ma va pure detto che al “miracolo” del Senato non corrisponderà un aggravio per le casse pubbliche.

L’aggiornamento al contrario del prezziario, si affrettano a precisare i senatori questori, è dovuto all’avvicendamento nella gestione della buvette. Infatti, da ieri è subentrata alla vecchia ditta quella stessa multinazionale “Compass group” che già gestiva da 15 anni il ristorante dei senatori. Prezzi “politici” anche lì, com’è noto, fermi però da qualche tempo.


Invece, al bar del primo piano di fronte l’aula, accessibile solo a senatori, funzionari e giornalisti, tac, si taglia di un quinto. Mantenendo ferma per il momento la voce di spesa del bilancio di Palazzo Madama, che per la voce “ristorazione dei senatori” nel 2008 ha comportato un esborso da 1 milione 427 mila euro.

“No, la crisi con le riduzione non c’entra. Abbiamo affidato per cinque mesi la gestione a una società che garantiva il medesimo servizio con costi ridotti - spiega il questore Benedetto Adragna (Pd) - C’è già un bando di gara che tra poco tempo ci consentirà di affidare tutti i servizi di ristorazione al medesimo soggetto, con un notevole risparmio”. In attesa, subentra la Compass group. “La nostra è una multinazionale, sia chiaro - precisa il direttore del ristorante e della buvette, Giovanni Moralli - e grazie a una serie di economie interne, grazie alle cucine del ristorante di cui già disponiamo nell’edificio, abbiamo potuto garantire l’ulteriore sconto sui prezzi. Partecipiamo alla gara e speriamo dunque di restare”.

Il ribasso è minimo ma si nota, considerate le cifre già modeste. Elenca il direttore, giusto per farsi un’idea: una spremuta da 1,20 euro a 92 centesimi; panino col prosciutto da 1,50 a 1,17; il tramezzino da 1,20 euro a 96 centesimi; il cappuccino da 0,70 a 58; il the con fette biscottate, gettonatissimo al pomeriggio dalle onorevoli senatrici, da 1 euro a 84 centesimi. E poi tutto giù del 20%, appunto, il liquore come l’aperitivo a 0,93, il pasticcino a 0,46, la birra a 1,60.

“La cosa veramente scandalosa è che noi, al bar dei dipendenti al piano di sotto, riservato ai lavoratori, pagheremo adesso di più” lamentava un impiegato ieri pomeriggio sventolando tanto di scontrino. Poca cosa in più: la spremuta giù costa 1,10 euro, il cappuccino 0,60, roba di pochi centesimi, ma è il segnale che a loro no va.

“Diciamo la verità, non sono quei pochi centesimi che d’ora in poi risparmieremo che cambieranno la vita di noi senatori - prova a minimizzare una vecchia guardia come Carlo Vizzini (Pdl), presidente della commissione Affari costituzionali - Chi mangia in buvette, contrariamente a quanto si pensa fuori, è un disperato come me, che mangia sempre in piedi come un cavallo perché non ha il tempo di sedere al ristorante. Detto questo, certo, è un’operazione virtuosa a costo zero per il Senato che rischia però di avere un pessimo impatto all’esterno. Si ritirerà fuori la storia della casta. Il momento magari non era dei migliori, ma conta il fatto che sia a costo zero”.

Sorpreso il dipietrista Francesco “Pancho” Pardi. “Ma sul serio hanno tagliato i prezzi? Ma erano già bassi! Non è che ne avessimo bisogno, inviterei i vertici del Senato a risparmiare, sì, ma in settori più strategici che non a vantaggio della nostra pausa caffè”.

3 marzo 2009

06/03/09

Dite la verità sulla guerra al terrore

Cari amici,



Che affrontino le proprie responsabilità!Firma la petizione per un’inchiesta indipendente sulla Guerra al terrore di Bush.
Questa settimana, il Senato degli USA sta facendo i primi passi per la creazione di una commissione indipendente che indaghi la guerra al terrore di Bush -- un’inchiesta indipendente sulle torture, la detenzione, le intercettazioni e i trasferimenti illegali verso prigioni segrete in tutto il mondo. Questo è un passo avanti molto importante, ma come c’era da aspettarsi ci sono in gioco potenti interessi che vogliono insabbiarlo.

Una Commissione d’Inchiesta è essenziale per svelare la reale portata di otto anni di coperture, perchè i colpevoli si prendano la propria parte di responsabilità e per impedire che ingiustizie di questo genere accadano nuovamente. Manderebbe un forte segnale del fatto che gli Stati Uniti vogliono riparare i danni fatti ai diritti umani da Bush in questi anni.

Ma senza un forte sostegno globale e degli USA, i Senatori Statunitensi potrebbero non raggiungere i numeri necessari per creare la commissione. Firma la petizione -- che sarà presentata alla Commissione di Giustizia del Senato prima che prendano una decisione questa settimana – e aiutaci a istituire un’inchiesta reale e significativa:

http://www.avaaz.org/it/end_the_war_on_terror

Dopo 8 anni di danni, questa campagna per la giustizia ha molto da rivelare. L’udienza di questa settimana darà via a un processo che si estenderà per tutto il 2009, e mentre questa petizione cresce, le nostre voci saranno sottoposte ai poteri decisionali ad ogni passo. Ma tutto parte da una Commissione d’Inchiesta accurata e risoluta - non solo per porre fine all’impunità, ma perché sia sicuro che i rapimenti, i decessi e le sparizioni di Guantanamo non si ripetano mai più.

Ciò che preoccupa è che la cosiddetta guerra al terrore non è ancora finita. La scorsa settimana il Dipartimento di Giustizia di Obama ha detto, come avevano dichiarato sotto Bush, che i detenuti presso le strutture americane a Bagram, Afghanistan non hanno nessun diritto legale per combattere contro la propria detenzione. Di contro, in un capovolgimento eclatante è stato separatamente annunciato che l’unico nemico combattente rimasto sul suolo Americano sarà alla fine giudicato da una corte civile americana.

Queste decisioni contrastanti rivelano un’Amministrazione ancora indecisa. Questo è il momento di tracciare una linea di demarcazione con una Commissione bi-partisan che si lasci il passato alle spalle e dia più potere a un’Amministrazione impegnata sul fronte dei diritti umani, che condanni definitivamente le torture, che si opponga a detenzioni arbitrarie e che stia dalla parte della legge nella guerra al terrorismo e in tutte le sue relazioni globali.

http://www.avaaz.org/it/end_the_war_on_terror

Finché gli errori degli anni di Bush saranno tenuti segreti e nessuno si prenderà la responsabilità per le suddette pratiche e queste continueranno a essere tollerate, sfiducia e violenza tra le nazioni non faranno che crescere. Piantiamo un seme della speranza, per celebrare un impegno comune leggendo questa buia pagina della storia prima di voltarla.

Con speranza,

Brett, Alice, Pascal, Ricken, Paula, Ben, Graziela, Paul, Iain, Milena, Veronique - e tutto il Team di Avaaz e PropitQmò.

08/02/09

Eluana e la fine della democrazia: nuovo fascismo italiano.

[fonte: blog di Beppe Grillo - commento finale dell'autore di questo blog]

Eluana non c'entra. E' un pretesto per sfiduciare la Presidenza della Repubblica. La sua funzione di controllo e di garante della Costituzione. E' un braccio di ferro, forse un braccio di merda. Lo psiconano non vuole più nessuno che lo intralci nella sua marcia di occupazione delle istituzioni. Napolitano non ha firmato il decreto legge. Il Consiglio dei ministri allora lo scavalca con un disegno di legge identico al decreto. Dovremo ricordarci chi lo ha votato. Un giorno potremmo procedere contro di loro per attentato contro lo Stato.
Il disegno di legge verrà proposto al Parlamento dei burattini di Arcore che lo approverà. Il disegno di legge è incostituzionale? Si cambierà la Costituzione! Nessun primo ministro europeo farebbe, direbbe quello che dice, quello che fa questa bombetta a orologeria della democrazia. Eluana potrebbe procreare? Eluana potrebbe sopravvivere per tre, quattro giorni al digiuno forzato come Pannella? Io sono un comico, ma chi pronuncia queste parole è solo un pover'uomo.
Schifani è stato contingentato in una corsa contro il tempo per l'approvazione del disegno di legge al Senato. Il Presidente del Senato agli ordini dello psiconano. Ma non vi rendete conto che è una farsa? Che Eluana è un'informazione di distrazione di massa? Ogni giorno una nuova, pessima notizia. Non è sufficiente difendersi dal crollo dell'economia, occuparsi dei mille problemi quotidiani. Non basta. Ogni giorno che Dio manda in terra dobbiamo difenderci da una nuova legge, un decreto, un emendamento, un esproprio dei nostri diritti civili.
I nostri dipendenti operano senza sosta per mettersi al sicuro dalla magistratura e dalla resa dei conti. E' spossante e anche umiliante per un cittadino vivere in Italia. In tutto il mondo si cerca di fronteggiare la crisi, questi politicanti, ex fascisti, ex leghisti, piduisti a tempo pieno usano la crisi per rafforzare il loro potere ed eliminare gli altri, dalla magistratura, al Parlamento, alla Corte dei conti, alla presidenza della Repubblica.
Hanno fretta, una maledetta fretta. Sentono gli zoccoli dei bisonti, la cascata del Niagara che aspetta l'Italia. non vogliono fare la fine di Ceaucescu, ma neppure quella di Bottino Craxi. Il Fondo Monetario Internazionale ha annunciato "prospettive tetre" per l'Italia. Tetre, un termine da Dario Argento, da film dell'orrore. Vogliono mettere l'esercito sul ponte del Titanic e fuggire con le scialuppe di salvataggio.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?).Noi neppure.
e questo è quel che ci dice il nostro caro Beppe ed è veramente un peccato che solo pochi possano ascoltarlo o leggerlo perchè è uno dei pochi che lotta contro questa situazione "tipicamente" italiana, di farsi abindolare da chiunque sappia "entrare" in politica, sfruttando l'ignoranza stessa politica degli italiani, politicanti da bar, voto e poi mi sbatto le balle! E' tutto da rifare, ricreando una Vera cultura del rispetto, della dignità e dell'onestà, dell'antimafia, dell'anticrimine, dell'antifascismo, della fratellanza e quindi cominciare col licenziamento di TUTTI i politici e azzeramento totale di tutti i privilegi acquisiti (in mobilità con 120 euro al mese in social card senza PIN come a molti bisognosi è successo, ma che per dignità ed orgoglio se ne sono stati zitti, ma anche per paura!) Non è uno sfogo ma una convinzione!
M.Londero
aka webrond

"Ducj i oms a nassin libars e compagns come dignitât
e dirits...
... cence nissune distinzion par vie di gjernazie, colôr, mascjo o femine, lenghe, religion, di impinion politiche o alcaltri, di çoc nazionâl o sociâl, di ricjece, di nassite ...
...ogni individui al à dirit a la vite, a la libertât

... (dai articui 1, 2, 3, de Declarazion Universâl dai Dirits dal Om, 1948)


19/01/09

Le elezioni in Sardegna di Berlusconi a spese dello Stato

Postato da Beppe Grillo sul suo Blog il 18.01.09 12:56

Lo psiconano è in campagna elettorale in Sardegna. Con che auto blu? Con che risorse? Con che guardie del corpo? Con che stipendio? Con che elicotteri? Con quali concessioni televisive abusive? Con quale tempo, visto che è pagato per fare il presidente del Consiglio? Con quale faccia, visto che, per la sua carica, dovrebbe rappresentare tutti gli italiani? Con quale aerei dello Stato? Con quali funzionari dello Stato che percepiscono uno stipendio pubblico? Con quali pressioni sull’ENI per un’occupazione di stampo elettorale in Sardegna? Con quali assenze dal Parlamento dove non è mai presente? Chi gli paga cappuccino e brioches a Cagliari? Sono anche quelli a rimborso spese?
Un Presidente del Consiglio non può fare campagna elettorale con le risorse pubbliche. Un presidente del Consiglio non dovrebbe occuparsi a tempo pieno delle elezioni regionali, in Abruzzo prima e in Sardegna ora. Un Presidente del Consiglio dovrebbe impegnarsi a risollevare un Paese ormai allo stremo, non usare le risorse degli italiani per fare campagna elettorale permanente.
La Corte dei Conti non ha nulla da dire? E la Corte Costituzionale? E Morfeo Napolitano non monita? Brunetta, così attento e feroce con l’assenteismo dei dipendenti pubblici, lo sa che il suo capo non si presenta mai alla Camera e usa le pubbliche finanze per fare il piazzista? Ne proporrà il licenziamento? Quanti ministri si è portato in Abruzzo Berlusconi per dare sostegno alla testa di legno Chiodi? Quanti ne porterà in Sardegna? Tremorti che parla ai pastori. I ministri a cercare voti invece di lavorare per l’Italia… In modo così sfacciato non si era mai visto.
Un presidente del Consiglio in campagna elettorale è in grado di fare ogni promessa e imporre al Governo di mantenerla. Il suo avversario non può. Che senso hanno delle elezioni immorali? Una pagliacciata degna di un piazzista? Lo psiconano si batte usando TUTTE le risorse della Nazione (non le sue). Soru solo la sua reputazione. Fortza Paris!
L'Italia di Berlusconi


Gli amici di Berlusconi

21/09/08

Giovedi 25, ore 21, FERRARA : FIACCOLATA PER ALDRO

Verità, Grido il tuo nome

Descrizione: I primi dieci minuti del documentario di Feedback Video sulla morte di Federico Aldrovandi, avvenuta il 25 Settembre 2005 a seguito di un fermo di polizia.

14/11/07

Chi controlla i controllori?


L'eterna domanda?
ok, solo che ora mi torna in mente questa BELLA interrogazione dopo l'increscioso misfatto di Arezzo dovo ha trovato Morte, GABRIELE SANDRI, per mano armata di un rappresentate delle forze dell'ordine!
Ora, s'è parlato, scritto, detto e ridetto, ma soprattutto pianto per questo triste fatto, quindi, non ne voglio parlare, ma far riflettere...
.. riflettere sul fatto che c'è un molto dire e un molto fare sui controlli anti alcool ed anti droga nell'intento di prevenire i disastrosi incidenti stradali, e fin qui possiamo essere tutti più o meno daccordo (parlo di metodo repressivo); è una questione di RISPETTO PER LA VITA!
Ed è QUI che voglio far riflettere! la sicurezza del cittadino, il rispetto delle leggi il governo del nostro stato è controllato da politici e forze dell'ordine da NOI stipendiate, (come ci insegna o rinfresca le idee il nostro caro Beppe Grillo) ed io mi chiedo e chiedo a Voi tutti: siamo sicuri che questi IMPORTANTISSIMI PERSONAGGI che ci Comandano, ci Guidano, ci Impongono, ci Governano e ci Sorvegliano siamo TUTTI ALCOOL & DROGA NEGATIVI? (parliamo anche di squilibri psicologici?).
Allora, cari POLITICI & FORZE dell'ORDINE, fate questo TEST (ogni 3 mesi?) e rassicuratici, fatelo per rispetto del vostro principale datore di lavoro NOI POPOLO ITALIANO!
.. ed ora a Voi cari lettori di questo BLOG, i commenti considerazioni ed eventuali SANZIONI ai QUI SOPRA EVENTUALI ALCOOL & DROGA POSITIVI!!!!