Qualcuno bussa alla porta. Tu apri e tutto cambia. Il licenziamento è arrivato anche per te. Non fai più parte degli Schiavi Moderni tenuti in vita da uno stipendio miserabile. E neppure dei candidati alle Morti Bianche che però hanno un lavoro. Ora sei un Morto di Fame. Hai diritto alla social card. Uno dei due, forse tre, nuovi milioni di disoccupati del 2009. Il momento del distacco, dell'uscita dalla fabbrica o dall'azienda è uno stato di trance. Il cervello galleggia, tutto è in discussione. Chi l'ha vissuto o lo vive sa che è come un piccolo infarto. Ti senti perso nel nulla e non sai cosa fare. Il giorno prima i cancelli della fabbrica erano aperti e parlavi con i tuoi compagni di politica o di calcio. L'azienda poi chiude, senza un perchè, senza avvisare nessuno. Ti trovi alle 6 del mattino di fronte ai cancelli con i tuoi colleghi e con i celerini. Poca conversazione, molte manganellate. Se sei precario non hai protezioni. Se sei dipendente hai la cassa integrazione per qualche mese. Sei fuori dal sistema e questo lo capisci solo adesso. La disoccupazione è contagiosa. Se chiude una società, spesso chiudono anche i suoi fornitori. Se i disoccupati in un una zona aumentano, in quella zona chiudono negozi e supermercati. Il disoccupato, il Morto di Fame moderno, è un virus. Abita in un Paese governato dall'uomo più ricco, dai parlamentari più numerosi e più pagati, dalle pensioni a senatori e deputati dopo due anni e mezzo. In città è circondato da Suv, da evasori fiscali che frodano 250 miliardi di euro all'anno allo Stato, da dipendenti della criminalità organizzata, la prima azienda del Paese per fatturato. Lui non è un politico, un evasore, un criminale, per questo è disoccupato. E' vissuto in un mondo a parte in cui la parola onestà aveva un significato. Vedo persone dignitose chiedere la carità nelle stazioni o premere le gettoniere dei telefoni nelle metropolitane. Una signora mi ha chiesto qualche euro, non mi ha riconosciuto, non sapeva di parlare con un genovese, belin. Mi ha detto che aveva fame. Non era extracomunitaria, clandestina, zingara, era italiana e senza un lavoro. Era una nuova Morta di Fame. Il blog riceve ogni giorno storie di nuovi Morti di Fame, su come sono stati licenziati. Ho deciso di raccogliere le testimonianze in un libro che pubblicherò in formato digitale scaricabile gratuitamente dal blog. Raccontate le vostre storie e lucidate i vostri zoccoli. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
Il nucleare non passerà. La linea del Piave sarà la conoscenza dei cittadini. Infatti, chi conosce il nucleare, i suoi costi, i suoi effetti, gli enormi rischi, lo evita e manda a fanculo chi lo promuove. Il blog ha intervistato alcuni dei più importanti esperti di energia del mondo sul nucleare e sulle energie alternative. Le loro testimonianze saranno raccolte in un dvd dal titolo "No Nuke" disponibile in maggio.
Perchè lo psiconuke vuole il nucleare? Perchè lo vuole "presto" la Marcegaglia degli inceneritori? E' una questione di soldi, dei nostri soldi, delle notre tasse. L'industria del nucleare, in abbandono in tutto il mondo, ha bisogno di enormi investimenti, di aiuti permanenti da parte dello Stato. E' una grande torta che fa impallidire la tassa sulla bolletta dell'energia elettrica usata per gli inceneritori. Se il CIP6 ha succhiato miliardi dalle rinnovabili per darli agli industriali e ai petrolieri, il nucleare regalerà decine di miliardi di euro alla Confindustria e a messieur Sarkozy. L'industria nucleare francese ha bisogno di esportare le sue tecnologie per sopravvivere. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
Lester Brown, da "No Nuke". "La prima cosa che guardiamo all' Earth Policy Institute dove studiamo diverse forme di energia alternativa è il calcolo economico... La gente chiede: dovremmo convertirci al nucleare, o tornare al nucleare? Credo che negli Stati Uniti nessuno comperi più un reattore nucleare da 29 anni ormai... il costo delle tariffe elettriche di una centrale nucleare dovrebbe comprendere i costi per lo smaltimento delle scorie, il costo di un'assicurazione contro incidenti nucleari, il costo di costruzione e di smantellamento dell'impianto. Negli Stati Uniti abbiamo scoperto che il costo di smantellamento di una centrale è superore al costo di costruzione. Quando consideriamo la totalità dei costi, una centrale nucleare non esce nemmeno dalla scatola di montaggio: semplicemente non è competitiva... Negli Stati Uniti abbiamo 103 centrali nucleari, tutte vecchie di almeno trent'anni. Non esiste ancora una struttura di stoccaggio dei rifiuti permanente. Ma abbiamo investito 90 miliardi di dollari nello sviluppo di una struttura sotto lo Yucca, in Nevada... E' un investimento di un miliardo di dollari a centrale, è straordinariamente costoso... Quello che cercano di fare gli operatori è scaricare i costi sui governi e quindi sulle tasse dei contrbuenti. Perchè sanno che se dovessero inserire i costi nelle bollette dell'elettricità, i consumatori non lo accetterebbero..."
Roma, Italia — "Il nucleare è una fonte costosa, rischiosa e basata su una risorsa, l'uranio, molto limitata. Una scelta scellerata che serve solo a pochi interessi di un settore che il mercato ha già bocciato". Così il direttore di Greenpeace Italia ha commentato l'accordo tra Francia e Italia sul nucleare. Un accordo a tutto vantaggio di Sarkozy, che sta cercando di tenere in piedi l'industria nucleare francese. All'Italia, invece, non offre nessuna garanzia di maggiore indipendenza energetica – tecnologia e combustibile arrivano dall'estero – ed è anzi contro gli obiettivi europei di breve termine.
Il Governo continua, infatti, a parlare di nucleare, mentre ha appena firmato accordi europei vincolanti per giungere a una quota del 35 per cento di energia elettrica da fonti rinnovabili al 2020. Il nucleare sottrarrà risorse allo sviluppo delle rinnovabili, oggi ferme al 16 per cento, e il risultato potrebbe essere una nuova procedura d'infrazione davanti alla corte Europea.
Il nucleare non ha risolto nessuno dei suoi problemi, da quello delle scorie alla sicurezza intrinseca alla proliferazione nucleare. Anche raddoppiando l'attuale numero di reattori - cosa che accelererebbe l'esaurimento delle risorse accertate di Uranio che, ai livelli attuali, non superano i cinquant'anni - il contributo del nucleare alla riduzione delle emissioni sarebbe marginale, non oltre il cinque per cento. Con gli stessi investimenti in maggiore efficienza energetica negli usi finali l'effetto di riduzione delle emissioni sarebbe fino a sette volte superiore.
La lobby nucleare cerca di evitare una crisi legata alla marginalizzazione di questa tecnologia che, nei mercati liberalizzati, come in USA, è sostanzialmente ferma da 30 anni. Gli unici investimenti effettuati, infatti, hanno riguardato il ripotenziamento e la manutenzione dei vecchi impianti.
Per la tecnologia francese EPR, esistono solo due cantieri: uno in Finlandia e uno in Francia, nessun impianto è già in funzione. In Finlandia i costi effettivi a metà della costruzione hanno già superato del 50 per cento il budget. L'autorità di sicurezza nucleare finlandese ha riscontrato 2100 non conformità nel corso della costruzione.
Il Presidente Sarkozy, in assenza di nuovi ordinativi, ha annunciato che la Francia, cioè lo stato, chiederà ad AREVA – società quasi interamente pubblica – di costruire un secondo reattore EPR in Francia. Un'implicita dimostrazione che nucleare e mercato non sono compatibili: a ordinare reattori dovrebbe essere un'azienda non lo stato.
CultCorner.info condivide e si associa alla SECONDA BATTAGLIA CONTRO IL NUCLEARE: a seguire tutti i contatti e le informazioni e tutto quel che ti serve per spiegare perchè siamo CONTRO:[ fonte: www.jacopofo.com ]
Lanciamo una campagna contro il nucleare in Italia! Non lasciarti travolgere dalla fessacchiaggine. Questi sono pericolosi veramente. Ed è anche una battaglia divertente perchè questa la vinciamo di sicuro. Abbiamo dalla nostra parte il 70% degli italiani. Voglio poi ridere quando dovranno annunciare DOVE le voglio fare sté quattro centrali francesi che Berlusconi ha fatto l'accordo con Sarkozy e l'Enel. Alla fine non se ne farà niente e saranno solo soldi buttati.
4 centrali nucleari in Italia. Ma sono francesi...
E ora voglio ridere quando si scopre dove dovranno essere costruite queste 4 centrali.... Le vuoi vicine a casa tua? Ma sono di nuovo tipo... Non ti devi preoccupare... Non ti fidi di Sarkozy?
Berlusconi ha firmato un accordo con Sarkozy per 4 centrali nucleari francesi costruite in Italia. Una follia in collaborazione con Enel. Saranno pronte fra 20 anni. La crisi energetica sta già scoppiando (solo la crisi economica ci sta dando una boccata d'aria. Non ci serve energia fra 20 anni, Ci serve ora. Qui di seguito pubblico due approfondimenti sul nucleare con una serie di notizie che i media si guardano bene dal diffondere. Si tratta di un grande lavoro di ricerca per il quale devo ringraziare Laura Maluccelli, grande amica e straordinaria ricercatrice. Leggi solo se hai voglia di farti rizzare i capelli in testa. La storia del nucleare e 100 volte più folle di quel che credi. [fonte]
E DOVE LE FANNO STE' CENTRALI NUCLEARI? ECCO DOVE LE FANNO!
(ripubblico l'articolo sullo studio lanciato mesi fa da Roggiolani, i disegni sono relativi a quella campagna, clicca per ingrandirli)
Ma gll’italiani sono lenti e aspetteranno per incazzarsi quando vedranno muoversi la macchina nucleare sotto casa loro. Basta un solo discorso per dire quanto progetto questo sia folle. I dati ce li dà Repubblica di qualche giorno fa, in un articolo che finge di essere imparziale e ci presenta il piano della Edison per 5-10 centrali nucleari sparse per il paese. Una vera follia. Vediamo perché. Innanzi tutto se si partisse immediatamente a costruirle entrerebbero in funzione (secondo i tecnici Edison) nel 2019. Se ciò si avverasse sarebbe la prima volta in Italia che un’opera viene realizzata nel tempo previsto. Ma poniamo pure che ci riescano sarebbe una realizzazione tardiva visto che la crisi energetica e gli alti costi del petrolio stroncheranno l’economia italiana entro 5 anni se non si troveranno delle soluzioni. Ma al di là di questo, la spesa prevista da Edison per 10 centrali è di 40 miliardi di euro (ottantamila miliardi di lire) con un costo di 2 mila euro a kilowat. Ma con 2 mila euro a kilowatt posso installare le turbine a acqua di nuova generazione che lavorano spinte dalla alta e dalla bassa marea o dalla corrente dei fiumi. Cioè non hanno bisogno di cascate. Ogni singola turbina produce 1 kilowatt di potenza e ha un diametro di 120 centimetri. Quindi è piccola e può essere installata sul fondo di un corso d’acqua senza interferire con la navigazione. E queste turbine potremmo iniziare a installarle da domani mattina e si ripagherebbero con l’energia prodotta prima che le centrali nucleari possano entrare in funzione. Ma l’articolo di Repubblica ci informa anche che Moody’s, la nota agenzia di rating (cioè quelli che valutano l’affidabilità di un investimento) ha stimato che il prezzo reale di una centrale nucleare arriverebbe a 4 mila euro per ogni kilowatt di potenza, mentre il prezzo attuale di un kilowatt prodotto con l’eolico è intorno ai 3 mila euro. Inoltre bisognerebbe calcolare che nei prossimi anni i prezzi di idrico e eolico continueranno a calare grazie alla massificazione dei sistemi di produzione e alle nuove tecnologie che stanno per arrivare sul mercato. E si calcola che tra 3-4 anni il solare dovrebbe diventare conveniente rispetto al nucleare anche senza finanziamenti pubblici. Infine nel costo del nucleare non è conteggiata la spesa per stoccare per decine di millenni le scorie radioattive che in mano dei terroristi si trasformerebbero in bombe atomiche sporche (composte da esplosivo convenzionale e scorie che vengono sparse nell’atmosfera dalla deflagrazione). Infine, se ci fossero ancora dubbi potremmo aggiungere che l’uranio, che alimeta le centrali nucleari, è agli sgoccioli: nei prossimi anni sarà sempre più raro e più caro. In sintesi oggi costruire centrali nucleari è pericoloso, stupido e soprattutto anti economico. Sinceramente non credo che alla fine riusciranno a farle. Credo però che riusciranno a spendere un mare di soldi nel tentativo di farlo.[fonte]
TUTTI I PROBLEMI DEL NUCLEARE: PERCHE' E' UNA FOLLIA. (Da "salvare l'ambiente conviene!" Edizioni Nuovi Mondi Media-jacopo fo)
E CI RIPARLANO DI NUCLEARE... Sono trascorsi oltre 20 anni dal referendum che, nel 1987, bocciò l’uso del nucleare in Italia. Nonostante gli anni, le ragioni sollevate dal NO risultano ancora assai attuali: lo smaltimento delle scorie, la scarsa quantità di uranio disponibile, la pericolosità dimostrata da molteplici avvenimenti, gli astronomici costi che comporta... I problemi sono rimasti, nessuno è stato risolto. Ciononostante, nel periodo 1992-2005, dei fondi per la ricerca e lo sviluppo, l’11% è stato destinato alle fonti rinnovabili nel loro insieme mentre il nucleare ha assorbito oltre il 58%.4 62 Come riporta lo studioso Marco Cedolin: secondo le stime correnti, la quantità di tutto l’uranio estraibile è nell’ordine dei 3,5 milioni di tonnellate. Dal momento che il consumo attuale è di 70.000 tonnellate/anno (per coprire solo il 6% della domanda globale di energia primaria), basteranno 50 anni per esaurire tali scorte (considerando che ci vogliono almeno 10-12 anni per costru i re una centrale nucleare). Se ci fosse un “ritorno al nucleare” l’esaurimento della risorsa sarebbe, però, ancora più rapido: appena pochi anni. Gli operatori del mercato dell’uranio sanno benissimo che diventerà tra non molto una merce rara. anche un dato quantomeno strano rispetto al nucleare: in questi ultimi quattro anni, il prezzo dell’uranio è salito di circa 20 volte, senza che ci sia stato alcun aumento della richiesta. Allo sviluppo dei reattori di IV generazione (che, secondo i ricercatori, dovrebbe avvenire nel 2030) è affidato il compito di superare questi limiti: tre delle sei filiere studiate sono reattori veloci al plutonio e, tra queste, quella più avanti nello sviluppo è raff reddata con sodio liquido. Il Superphénix, un reattore veloce al plutonio raffreddato con sodio liquido, è stato il più grande fallimento industriale della storia: 13.000 miliardi di lire per un ventennio (a partire dagli anni Ottanta), a cui si devono aggiungere 2,1 miliardi di euro (stimati dalla Corte dei Conti francese per 63 lo smantellamento). Dopo 54 mesi, Superphénix è stato chiuso nel 1994 per i continui incidenti. I cittadini italiani non lo sanno ma hanno pagato, attraverso Enel, il 33% di questa folle spesa. Le scorie nucleari si possono dividere in diverse categorie in base al loro stato (solido, liquido o gassoso), dal potenziale di radioattività in esse contenuto e dalla durata nel tempo della loro pericolosità. Sostanzialmente i rifiuti radioattivi si dividono in tre gruppi: • le scorie a bassa attività costituite da carta, stracci, indumenti, guanti, soprascarpe, filtri liquidi. Un tipico reattore nucleare ne produce annualmente circa 200 metri cubi (mc); • le scorie a media attività, costituite dagli scarti di lavorazione, da liquidi, dalle resine di ioni derivanti dalle centrali nucleari, dagli impianti di riprocessamento e dai centri di ricerca. Un tipico reattore nucleare ne produce circa 100 mc l’anno; • le scorie ad alta attività, costituite dal combustibile nucleare irraggiato e dalle scorie primarie del riprocessamento, derivanti unicamente dalle centrali nucleari e dagli impianti di riprocessamento. Un tipico reattore nucleare ne produce annualmente circa 30 tonnellate che corrispondono una volta riprocessate a 4 mc di materiale. Le scorie a bassa e media attività resteranno pericolose per centinaia d’anni (circa 300) quelle ad alta attività, che pur costituendo il 3% del volume totale rappresentano da sole il 95% della radioattività complessiva, manterranno la loro carica mortale per molte migliaia di anni (fino a 250.000 anni). Periodi lunghissimi, che vanno molto al di là non solo dell’arco di una vita umana, ma anche della possibile durata di una “civiltà” e perfino della storia dell’esistenza umana così per come la conosciamo. Questi dati dovrebbero bastare da soli a darci la dimensione dell’incommensurabile grandezza del problema con il quale ci stiamo confrontando e dell’assoluta impossibilità della tecnologia scientifica attuale (e con tutta probabilità anche futura) di smaltire in qualche maniera l’enorme carico di materiale radioattivo che anno dopo anno si sta accumulando (come conseguenza dell’attività delle oltre 400 centrali nucleari disseminate sul pianeta). Ogni anno queste centrali, presenti in 31 nazioni, producono migliaia di tonnellate di scorie.5 Anche nel caso (improbabile) di una perfetta tenuta delle strutture di stoccaggio per tutto l’arco di tempo, subentrerebbe comunque l’altissimo rischio di eventi imponderabili quali guerre, terremoti, alluvioni e incidenti di vario genere, la cui possibilità in un periodo così lungo e per come stanno adesso le cose nel mondo, risulta tutt’altro che remota. Le mappe che indicano i depositi esistenti nel mondo riguardano quasi esclusivamente i rifiuti nucleari a bassa radioattività e viene spontaneo domandarsi cosa ne sia stato delle scorie ad alta radioattività. In realtà, per custodire i rifiuti nucleari ad alta radioattività non è stato fatto assolutamente UN PALAZZO DI PIÙ DI SESSANTA PIANI DI PAURE ATOMICHE LA MAPPA DEGLI 80.000 METRI CUBI DI SCORIE NUCLEARI IN ITALIA nulla. O meglio, tutto il gotha della tecnologia mondiale ha dimostrato di non avere assolutamente né i mezzi né tanto meno le conoscenze tecnico/ scientifiche per affrontare un problema che travalica di gran lunga le capacità operative dell’essere umano, qualunque siano le competenze tecniche raggiunte. “Rapportarsi con periodi di tempo il cui ordine è quello delle ere geologiche significa abbandonare ogni stilla di realismo, per rifugiarsi fra le pieghe dell’utopia, dell’incoscienza e della pazzia. Nulla e nessuno potrà mai prevedere le mutazioni di ogni genere che riguarderanno il pianeta nei prossimi 100/200.000 anni, né individuare luoghi o spazi adatti a stipare in sicurezza le scorie ad alta radioattività in un futuro tanto lontano”.6 In attesa di una soluzione che mai potrà essere trovata, le 440 centrali nucleari di cui è costellato il pianeta lavorano a pieno regime e i rifiuti ad alta radioattività vengono semplicemente stoccati in depositi “di fortuna” in attesa di un trasferimento definitivo che non avverrà mai. Il Dipartimento dell’Energia (DOE) americano, per risolvere (in realtà, si tratta piuttosto di “rammendare”) il problema delle scorie nucleari, impiegherà dai 70 ai 100 anni, spendendo dai 200 ai 1.000 miliardi di dollari. Con tutta probabilità, quando il deposito sarà terminato, e cioè non prima del 2015, la quantità di nuove scorie accumulatesi nel corso degli anni (al ritmo di 2.300 tonnellate annue) richiederà immediatamente la costruzione di un nuovo deposito. Inoltre, studi scientifici effettuati da commissioni non governative hanno dimostrato che, nel lungo periodo, sarà impossibile impedire le infiltrazioni delle acque sotterranee nel deposito. L’attuale stato di conservazione delle scorie nei vari paesi è spesso estremamente precario e anche le più elementari norme di sicurezza non sono neppure prese in considerazione, costituendo la potenziale occasione per incidenti di gravità anche superiore rispetto a quello di Chernobyl. Questo non avviene solo nei paesi meno sviluppati e nell’est europeo, ma anche in Europa e negli Stati Uniti che, dal punto di vista tecnologico, rappresentano una delle realtà fra le più avanzate al mondo. Diciamo pure che il problema è ovunque irrisolvibile, pensate che persino l’uranio usato nel 1942 da Enrico Fermi è ancora in attesa di una sistemazione finale. La “banda dell’atomo” (Berlusconi, Bush, Sarkozy e compagnia atomica) che, anche in Italia, sta tentando di riproporsi con la promessa di energia a buon mercato può solo fingere che i rifiuti radioattivi non esistano, poiché qualunque tentativo serio di smaltimento degli stessi, avrebbe dei costi esorbitanti (a fronte di ben scarsa resa) e li metterebbe inevitabilmente fuori dai giochi. Il pericolo più grave, posto nell’immediato, è quello che alcune organizzazioni (molte delle quali private) fra quelle che gestiscono le centrali e il loro contenuto scelgano la strada più semplice e decidano di far “sparire” le proprie scorie, magari in fondo al mare o interrandole in vecchie cave e gallerie in disuso, confidando nel fatto che difficilmente un simile crimine ecologico verrebbe alla luce in tempi brevi. Il rapporto dell’Italia con le proprie scorie nucleari è esemplificativo. Nel nostro paese tutto ciò che oggi riguarda il nucleare fa capo alla Società Gestione Impianti Nucleari S.p.S. (SOGIN) istituita nel 1999, che ha incorporato tutte le stru t t u re e le competenze che prima appartenevano all’Enel nell’ambito del nucleare. Presidente della SOGIN è il generale Carlo Jean che, nel febbraio 2003, ha così quantificato i rifiuti radioattivi presenti in Italia: circa 50.000 metri cubi (mc) di scorie radioattive a bassa e media radioattività, circa 8.000 mc di scorie radioattive ad alta radioattività, 62 tonnellate di combustibile irraggiato, oltre a ospedali, acciaierie, impianti petrolchimici e così via che producono circa 500 tonnellate di rifiuti radioattivi ogni anno.
Dal 1989 in poi il cittadino italiano ha iniziato a pagare, attraverso un’addizionale sulle bollette Enel, i cosiddetti “oneri nucleari” destinati in un primo tempo a compensare l’Enel e le altre società collegate per le perdite conseguenti alla dismissione delle centrali. Dal 2001 fino al 2021 gli oneri sono stati destinati alla SOGIN e finalizzati alla messa in sicurezza degli 80.000 mc di scorie radioattive frutto dell’attività nucleare. Alla data del 2021 i cittadini avranno pagato attraverso addizionali sulla bolletta Enel la cifra astronomica di 11 miliardi di euro.
di Daniela Preziosi LA POLEMICA Più che a Strasburgo appelliamoci a noi
E se domani l'alta Corte di Strasburgo condannasse l'Italia perché si tiene alla presidenza del consiglio dei ministri un signore dalla dubbia buona educazione e dal discutibile buon gusto e che soprattutto, come sostengono le parlamentari democratiche Paola Concia e Donata Gottardi, emette «continue e ripetute dichiarazioni di disprezzo sulla vita e la dignità delle donne»? Sarebbe una vera beffa, per le italiane e gli italiani che appunto se lo tengono e in ogni occasione possibile se lo votano (l'ultima volta è successo in Sardegna due settimane fa). Sarebbe, più che verso Silvio Berlusconi, una sentenza nei confronti della soglia di civiltà di questo paese. Non è un caso che uno dei cavalli di battaglia di Walter Veltroni, il fuggitivo ex segretario del Pd, era convincere che «gli italiani sono migliori del loro governo». Una tesi consolatoria, ma ancora tutta da verificare. Naturalmente la denuncia di Concia e Gottardi è legittima e, a spanne, più che motivata. Per la stampa democratica è persino desolante essere costretta alla cronaca delle trivialità machiste del premier, che hanno trasformato il nostro paese in una specie di catalogo di barzellette internazionali. Dalle volgarità verso la presidente finlandese, ai limiti del caso diplomatico, al consiglio alla precaria di sposare un miliardario, alla storia del militare per ogni «bella donna» per evitare gli stupri, e giù via scendendo fino alle irripetibili parole nei confronti di Eluana Englaro, Berlusconi incarna la versione untuosa e macchiettistica, ma non per questo meno violenta, del vecchio satiro che considera le donne l'apposita appendice utile a far risultare meglio le proprie qualità, politiche e di incantatore s'intende. Non è un caso che qualche commentatore dei costumi nazionali sostiene che questo gallismo indietrista piace agli elettori, e compiace persino le elettrici, che come cenerentole frustrate si identificano nella fortunata di turno che riceve la galanteria come graziosa testimonianza di esistenza. E rispondendo a questo suo archetipo (e con la perfidia grossolana di chi per vincere deve stravincere) ha scelto come ministra delle pari opportunità una bella donna, bella e bellamente incompetente. Costretta tristemente, da quand'è al suo dicastero, a marcare «a donna» tutte quelle che lamentano i comportamenti del suo premier e imprenditore politico. Più che alla Corte di Strasburgo però le italiane, ma anche gli italiani, dovrebbero appellarsi a se stessi, interrogarsi sul perché sopportano pazientemente un premier (e già che ci siamo, anche la coordinata ministra, e poi tutti gli altri della partita). Temendo di scoprirne la risposta.