17/02/08

Un decalogo monco ma molto utile per chi vuole gestire un Jazz Club

Nel numero di novembre 2007 di una delle più anziane riviste dedicate al Jazz negli Stati Uniti, Down Beat, e più precisamente nell'abituale rubrica di Dan Ouellette The question is... troviamo la domanda fissata sulla sopravvivenza dei Jazz Club alla quale hanno risposto anche il trombettista John McNeil ed il sassofonista Bill McHenry con questo interessante decalogo "monco" perchè in verità è un ennalogo che sicuramente è utile anche dalle nostre parti.

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  1. Avere una politica musicale coerente. Dobbiamo ancora vedere un jazz club di successo che faccia jazz due volte la settimana, blues in un'altra, martedì spettacoli di marionette e karaoke il venerdì
  2. Avere un decente impianto sonoro, così che il pubblicopossa ascoltare i musicisti ed i musicisti possano ascoltarsi. Questo aiuta la reputazione del club e la reputazione è tutto.
  3. Avereun pianoforte di buona qualità.
  4. Trasmettere dischi di jazz. C'era un club di Brooklyn che mandava vecchio rock, country rock, folk rock e ogni altro accidente di roba fino al momento in cui toccava a noi salire sul palco e suonare jazz contemporaneo. Per mantenere la concentrazione, prima di suonare dovevamo uscire in strada. Impossibile conservare un bel feeling in quel locale, che oggi per fortuna ha chiuso.
  5. Non preparare drink col mixer durante il set. Non è uno scherzo.
  6. E durante il set rimpiazzare il trillo del telefono con la vibrazione.
  7. Non piazzare un televisore sopra il bancone del bar.
  8. Ospitare jam session la sera tardi. I musicisti amano riunirsi alle ore piccole ed alla fin fine sono loro a dare successo ad un club.
  9. Assumere un buon personale di servizio. Cameriere e baristi scostanti e non comunicativi possono rovinare l'ascolto>>.

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