09/12/07

La tragedia sul lavoro alle acciaierie ThyssenKrupp di Torino.



CONDANNIAMOLI AL DISPREZZO

Chi ha speculato sulla vita dei nostri operai vogliamo vederlo sul banco degli imputati, non in galera - purtroppo - perché per questi reati non sono contemplate le manette, ma con condanne severissime. E analoghi, pesanti, obblighi di risarcimento.

di Beppe Fossati
Foto Qualcuno deve pagare per queste vite spazzate via dall'incuria, peggio da disprezzo verso chi lavora.
La legge c'è, eccome, e la nuova normativa sul lavoro è severa. Basta applicarla, senza sconti. Partendo da chi governa questa fabbrica della vergogna con il piglio di un "caporale" cinese, fin su, all'olimpo dei Krupp, simbolo dell'industria pesante tedesca che, nelle sue strategie che abbracciano il mondo, ha ormai deciso di abbandonare l'Italia per paesi dove la manodopera costa meno e, forse, non si guarda tanto peri il sottile in quanto a condizioni di lavoro. Torino, in questa strategia è già stata "tagliata ", e presto lo sarà anche Terni. Meglio il Brasile, l'Est europeo, addirittura la Cina. Ma ThyssenKrupp, nonostante le dimensioni multinazionali, resta un'azienda a controllo famigliare, con un vero e proprio monarca, il novantenne Berthold Beintz, e uno stuolo di principi e vassalli al suo servizio.
Dunque ci sono nomi e cognomi, le responsabilità possono essere individuate e perseguite. Meglio, molto meglio di come è accaduto per altri mostri industriali mangia uomini, come per esempio le multinazionali dell'amianto. Chi ha speculato sulla vita dei nostri operai vogliamo vederlo sul banco degli imputati, non in galera - purtroppo - perché per questi reati non sono contemplate le manette, ma con condanne severissime. E analoghi, pesanti, obblighi di risarcimento. Perché la fabbrica dell'inferno non uccide soltanto, ma sa creare tanti orfani, alcuni piccini al punto da considerare il corridoio di un ospedale come ...

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